Il tema del diritto all’affettività e alla sessualità per le persone detenute è da anni al centro di un acceso dibattito in Italia. Una delle risposte concrete a questa esigenza è il progetto delle cosiddette “casette dell’amore”, spazi dedicati a incontri intimi tra i detenuti e i loro partner. Sebbene nel 2022 siano stati stanziati fondi significativi per la loro realizzazione, il progetto stenta a decollare, rimanendo in gran parte sulla carta.
Il progetto delle “casette dell’amore”: obiettivi e contesto
L’iniziativa, formalmente definita come creazione di “moduli abitativi per la genitorialità e l’affettività”, mira a colmare una lacuna del sistema penitenziario italiano, uno dei pochi in Europa a non prevedere spazi per l’intimità dei detenuti. L’obiettivo principale è tutelare il diritto alla vita affettiva e familiare, considerato un elemento fondamentale del percorso rieducativo e un principio sancito anche dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.
Per finanziare questo progetto, è stato approvato uno stanziamento di circa 28 milioni di euro, destinati alla costruzione di strutture prefabbricate all’interno degli istituti penitenziari. Questi spazi sarebbero stati progettati per garantire la privacy e consentire ai detenuti di trascorrere del tempo con i propri coniugi o partner in un ambiente più riservato e umano rispetto alle tradizionali sale colloquio.
Come dovrebbero funzionare e a chi sono rivolte
Secondo la proposta iniziale, i detenuti avrebbero potuto usufruire di questi spazi per un numero limitato di ore al mese, fino a un massimo di 24 ore consecutive. L’accesso sarebbe stato regolato da criteri precisi, basati principalmente sulla buona condotta e su una valutazione della pericolosità sociale del soggetto.
La misura è pensata soprattutto per coloro che non possono beneficiare di permessi premio, lo strumento che attualmente consente ai detenuti meritevoli di coltivare i propri legami affettivi al di fuori del carcere. Le “casette dell’amore” rappresenterebbero quindi un’alternativa cruciale per una vasta platea di persone recluse, permettendo di mantenere relazioni familiari e sentimentali stabili, fattore che incide positivamente sulla riduzione della tensione interna agli istituti e sulle prospettive di reinserimento sociale.
Stato di attuazione e ritardi: cosa devono sapere le famiglie
Nonostante le premesse e lo stanziamento dei fondi, la realizzazione delle “casette dell’amore” procede con estrema lentezza. A distanza di anni dall’annuncio, il progetto non è ancora diventato operativo nella maggior parte delle carceri italiane. Le difficoltà sono di natura burocratica, logistica e organizzativa, e al momento non esiste una tempistica chiara per la piena implementazione del piano.
Per i detenuti e le loro famiglie, è importante essere consapevoli della situazione attuale per non nutrire false aspettative. Ecco i punti chiave da considerare:
- Progetto non ancora operativo: Sebbene i fondi siano stati allocati, la costruzione e l’attivazione dei moduli abitativi non sono state completate.
- Nessuna tempistica certa: Ad oggi, le autorità competenti non hanno fornito una data precisa per l’entrata in funzione di queste strutture.
- Normativa vigente: I contatti tra detenuti e familiari continuano a essere regolati dalle norme esistenti, che includono i colloqui visivi e, per chi ne ha diritto, i permessi premio.
- Diritto all’affettività: Il diritto all’affettività in carcere rimane un obiettivo da raggiungere piuttosto che un diritto pienamente esigibile attraverso questa specifica misura.
In conclusione, l’idea di garantire spazi per l’intimità nelle carceri rappresenta un importante passo avanti sul piano della civiltà giuridica e del trattamento penitenziario. Tuttavia, la distanza tra la proposta e la sua concreta applicazione evidenzia le complessità del sistema. Le famiglie dei detenuti devono quindi continuare a fare riferimento agli strumenti attualmente disponibili, in attesa che questo importante progetto diventi finalmente realtà.
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