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Il tema della responsabilità medica in Italia è oggetto di un dibattito costante, volto a bilanciare la tutela del paziente con la serenità operativa dei professionisti sanitari. Una delle più recenti proposte di modifica alla legge Gelli-Bianco (legge n. 24/2017) ha delineato un quadro di riforme significative. Sebbene l’iter di quella specifica proposta di legge si sia interrotto, i suoi contenuti restano un punto di riferimento per comprendere le possibili evoluzioni future della materia.

Il ritorno alla responsabilità contrattuale per il medico

Uno dei pilastri della proposta di riforma riguardava il ritorno alla responsabilità contrattuale per gli esercenti la professione sanitaria. Attualmente, la legge Gelli-Bianco prevede una responsabilità di tipo extracontrattuale per il medico che opera all’interno di una struttura, a meno che non abbia stipulato un contratto diretto con il paziente. Questo cambiamento avrebbe avuto conseguenze dirette e importanti per il paziente danneggiato.

La principale differenza risiede nei tempi per avviare un’azione legale: con la responsabilità contrattuale, il termine di prescrizione passa da 5 a 10 anni. Questo allineerebbe la posizione del singolo medico a quella della struttura sanitaria, che risponde sempre a titolo contrattuale. Inoltre, in un regime contrattuale, l’onere della prova è generalmente più favorevole per il paziente, che deve dimostrare il danno e il nesso di causa con la prestazione sanitaria, mentre spetta al medico provare di aver agito con la dovuta diligenza.

Le novità in ambito penale

Un altro punto cruciale della proposta era la modifica della responsabilità penale del medico. L’obiettivo era abrogare l’articolo 590-sexies del Codice Penale, introdotto dalla legge Gelli-Bianco, che disciplina la “Responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario”. Questa norma ha generato notevoli difficoltà interpretative, soprattutto riguardo alla clausola di non punibilità per il medico che, pur causando un danno per imperizia, abbia rispettato le linee guida e le buone pratiche cliniche.

L’idea era di ricondurre le condotte colpose dei medici all’interno delle fattispecie generali di omicidio colposo (art. 589 c.p.) e lesioni personali colpose (art. 590 c.p.), eliminando un reato specifico che si è rivelato di complessa applicazione e fonte di incertezza giuridica.

Procedure di risarcimento più veloci per i pazienti

La proposta di legge mirava a rendere più efficienti e rapidi i percorsi per ottenere un risarcimento, intervenendo sugli strumenti di risoluzione stragiudiziale delle controversie. Le principali novità discusse includevano:

  • Tempi certi per la mediazione: La durata del procedimento di mediazione obbligatoria sarebbe stata fissata in un massimo di tre mesi.
  • Consulenza Tecnica Preventiva (ATP): Anche per l’accertamento tecnico preventivo ai fini della composizione della lite, erano previsti termini più stringenti, fissati in dieci mesi.
  • Incentivi alla partecipazione: Per rendere più efficace l’ATP, si proponeva che la parte non partecipante al procedimento potesse essere condannata dal giudice al pagamento delle spese di consulenza e di causa.
  • Offerta di risarcimento: Le compagnie assicurative avrebbero avuto 120 giorni per formulare un’offerta di risarcimento “congrua” al danneggiato. In caso di mancata accettazione, l’assicurazione sarebbe stata comunque tenuta a versare la somma offerta, da considerarsi come acconto sulla liquidazione finale.

Cosa significano queste proposte per i consumatori

Sebbene questa specifica riforma non sia andata avanti, le idee che la animavano evidenziano le criticità del sistema attuale e le possibili soluzioni a favore dei cittadini. Un allungamento dei termini per agire, procedure stragiudiziali più rapide e regole più chiare per i risarcimenti da parte delle assicurazioni rappresentano obiettivi importanti per garantire una tutela effettiva a chi subisce un danno a causa di un errore medico.

Resta fondamentale per i pazienti essere consapevoli dei propri diritti e delle procedure da seguire in caso di presunta malasanità. Affrontare questi percorsi richiede competenza e un’analisi attenta del caso specifico per valutare la fondatezza delle proprie ragioni e le azioni più opportune da intraprendere.

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Di admin