La separazione dei genitori è un momento delicato che solleva numerosi interrogativi sulla gestione della vita dei figli. Una delle domande più complesse e sentite è se sia possibile dividere i fratelli, collocandone uno presso la madre e l’altro presso il padre. La risposta non è semplice: la legge e la giurisprudenza proteggono il diritto dei fratelli a crescere insieme, ma esistono eccezioni dettate dall’esclusivo interesse dei minori.
Affidamento e collocamento: facciamo chiarezza
Per comprendere la questione, è fondamentale distinguere due concetti spesso confusi: l’affidamento e il collocamento dei figli. L’affidamento riguarda l’esercizio della responsabilità genitoriale, ovvero il potere e il dovere di prendere le decisioni più importanti per la vita dei figli (istruzione, salute, educazione). Di norma, l’affidamento è condiviso, il che significa che entrambi i genitori mantengono la piena responsabilità genitoriale.
Il collocamento, invece, si riferisce alla residenza abituale del minore. Anche in caso di affidamento condiviso, i figli vengono solitamente collocati in via prevalente presso uno dei due genitori, definito “genitore collocatario”. Questo per garantire al minore stabilità e punti di riferimento certi, pur mantenendo il diritto di frequentare regolarmente l’altro genitore.
Il principio di unità dei fratelli
La regola generale nel diritto italiano è quella di non separare i fratelli. La giurisprudenza, inclusa la Corte di Cassazione, ha più volte ribadito l’importanza di tutelare il legame fraterno, considerato un punto di riferimento affettivo fondamentale per i minori, specialmente durante il trauma della separazione dei genitori. Il rapporto tra fratelli e sorelle è visto come un elemento stabilizzante che contribuisce a un sano sviluppo psico-fisico.
Separare i fratelli è dunque una decisione che i giudici prendono con estrema cautela e solo in presenza di motivazioni serie e comprovate. L’obiettivo primario è sempre e solo uno: il benessere morale e materiale dei figli.
Quando è possibile separare i fratelli?
Nonostante il principio generale, esistono situazioni eccezionali in cui la separazione dei fratelli può essere considerata la soluzione migliore per loro. Questa scelta può derivare da un accordo tra i genitori o, più raramente, da una decisione del tribunale.
Le circostanze che possono giustificare un collocamento separato includono:
- Accordo tra i genitori: Se i genitori, in modo collaborativo e maturo, concordano per un collocamento separato, il giudice può omologare tale accordo, a patto che non sia contrario all’interesse dei figli. Questa soluzione è più frequente con figli adolescenti che esprimono una chiara preferenza.
- Gravi motivi: Un giudice può disporre la separazione solo in presenza di ragioni gravi e fondate. Ad esempio, una forte conflittualità tra i fratelli stessi, esigenze specifiche di un figlio che solo un genitore può soddisfare, o una notevole differenza di età con bisogni completamente diversi.
- Volontà del minore: L’opinione dei figli è un elemento cruciale nella decisione, come vedremo nel dettaglio.
In ogni caso, anche quando i fratelli vivono separati, deve essere garantito il loro diritto a frequentarsi assiduamente per preservare il legame affettivo.
L’ascolto del minore: un fattore decisivo
La legge prevede che il giudice debba ascoltare i figli che abbiano compiuto i dodici anni o anche di età inferiore se dotati di capacità di discernimento. L’opinione del minore riguardo al proprio collocamento è un elemento di grande peso, anche se non vincolante in senso assoluto. Il giudice deve tenere in seria considerazione la volontà espressa dal ragazzo o dalla ragazza, valutandola nel contesto generale della situazione familiare.
Se un adolescente esprime in modo fermo e maturo il desiderio di vivere con un genitore diverso da quello del fratello, il giudice è tenuto a valutare attentamente questa richiesta, cercando di bilanciare il desiderio del singolo con il principio dell’unità familiare.
In conclusione, la separazione dei fratelli rimane un’opzione eccezionale. La priorità è sempre quella di mantenere unito il nucleo fraterno, a meno che non emergano prove concrete che un collocamento separato sia, in quel caso specifico, la scelta più giusta per il benessere dei minori coinvolti.
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