La Corte di Cassazione, con una sentenza significativa, ha stabilito che attribuire a qualcuno l’epiteto di “menagramo” può configurare il reato di diffamazione. Questa decisione sottolinea come anche termini di uso comune, se utilizzati in modo denigratorio e gratuito, possano ledere la reputazione di una persona, superando i confini del legittimo diritto di critica.

Il caso specifico e la decisione della Corte

La vicenda giudiziaria ha origine dalla pubblicazione di un articolo di giornale il cui titolo conteneva l’espressione “menagrami di professione”. Sebbene il giornalista autore del pezzo sia stato assolto in appello, il direttore responsabile del quotidiano è stato condannato per omesso controllo, ovvero per non aver impedito la pubblicazione di un contenuto diffamatorio. La difesa del direttore sosteneva che il termine fosse generico e non direttamente riferibile alla parte lesa, il presidente di un’associazione, e che andasse interpretato come “profeta di sventura” piuttosto che come “iettatore”.

La Cassazione ha respinto questa interpretazione, ritenendo il ricorso infondato. Secondo i giudici, il collegamento tra il titolo e il contenuto dell’articolo rendeva evidente che l’espressione fosse rivolta a una persona specifica. Inoltre, il termine “menagrami di professione” è stato giudicato intrinsecamente dispregiativo e utilizzato in modo gratuito, con il solo scopo di offendere la reputazione del soggetto, andando ben oltre una critica legittima.

Quando la critica diventa diffamazione

La sentenza offre un importante spunto per comprendere la differenza tra il diritto di critica, tutelato dalla Costituzione, e la diffamazione, un reato che protegge l’onore e la reputazione delle persone. La critica è legittima quando si basa su fatti reali e viene espressa in modo civile, anche se pungente. Tuttavia, essa non deve mai tradursi in un attacco personale e gratuito, volto unicamente a denigrare l’individuo.

Perché il diritto di critica sia considerato legittimo, devono essere rispettate tre condizioni fondamentali:

  • Verità del fatto: La critica deve partire da un fatto storico vero o da una base fattuale corretta.
  • Interesse pubblico: L’argomento trattato deve avere una rilevanza per la collettività e non essere un mero pettegolezzo privato.
  • Continenza espressiva: Il linguaggio utilizzato deve essere proporzionato e non deve trascendere in offese personali, insulti o espressioni gratuitamente denigratorie.

Nel caso in esame, è venuto a mancare proprio quest’ultimo requisito. L’uso di un termine come “menagramo” è stato considerato un attacco alla dignità della persona, non una critica al suo operato.

Cosa fare se si è vittima di diffamazione

Chi ritiene di essere stato vittima di diffamazione, a mezzo stampa o tramite altri canali di comunicazione come i social media, ha a disposizione diversi strumenti di tutela. Il primo passo è raccogliere tutte le prove necessarie, come copie dell’articolo, screenshot della pagina web o del post sui social, e testimonianze di chi ha letto o sentito le affermazioni offensive.

Successivamente, è consigliabile rivolgersi a un esperto per valutare la situazione. È possibile presentare una querela presso le forze dell’ordine entro tre mesi dal giorno in cui si è venuti a conoscenza del fatto. Questo avvia un procedimento penale contro il responsabile. In parallelo o in alternativa, si può intraprendere un’azione civile per richiedere il risarcimento dei danni morali e materiali subiti a causa della lesione della propria reputazione.

Questa sentenza della Cassazione ribadisce un principio fondamentale: la libertà di espressione non è illimitata, ma trova un confine invalicabile nel rispetto della dignità e della reputazione altrui. Le parole hanno un peso e il loro uso improprio può avere conseguenze legali significative.

Per assistenza o per segnalare il tuo caso, contatta Sportello Consumatori.

Contattaci su WhatsApp

Per assistenza contatta Sportello Consumatori

Via Fratelli Cervi 64, 00053 Civitavecchia
Segreteria telefonica e WhatsApp: 0766036164
Email: contattaci@sportelloconsumatori.org

Contattaci su WhatsApp

Di admin