Durante le prime fasi dell’emergenza sanitaria legata al Coronavirus, la magistratura onoraria ha sollevato una forte protesta, minacciando una nuova stagione di scioperi. I giudici di pace, attraverso le loro rappresentanze, hanno denunciato di essere stati dimenticati dalle istituzioni, trovandosi a operare in condizioni di grave precarietà sia dal punto di vista della sicurezza sanitaria che delle tutele economiche e previdenziali. Una situazione che rischia di avere pesanti ripercussioni sul sistema giudiziario e, di conseguenza, sui cittadini.

Le ragioni della protesta: sicurezza e tutele assenti

La protesta dei giudici di pace si fonda su una serie di criticità concrete, esasperate dalla pandemia. Nonostante abbiano continuato a gestire procedimenti urgenti, come le convalide per i cittadini extracomunitari, si sono trovati a operare in uffici privi delle più basilari misure di sicurezza. Mancavano presidi sanitari, barriere protettive e protocolli chiari per gestire l’afflusso del pubblico, mettendo a rischio la salute di magistrati, personale e utenti.

A questo si aggiunge una condizione di profonda incertezza economica e normativa. Le principali rivendicazioni includono:

  • Mancanza di retribuzione: I giudici di pace percepiscono un’indennità legata alle udienze svolte. Con la sospensione delle attività non urgenti, il loro compenso si è di fatto azzerato, scendendo al di sotto del reddito di cittadinanza.
  • Assenza di tutele previdenziali e assistenziali: A differenza di altre categorie di lavoratori, i giudici di pace non beneficiano di una copertura per malattia o infortuni. Questo li ha resi particolarmente vulnerabili durante l’emergenza sanitaria, senza alcuna protezione in caso di contagio.
  • Precarietà contrattuale: La categoria lamenta da tempo la mancanza di un inquadramento stabile, che si traduce nell’assenza di tutele fondamentali come il trattamento di fine rapporto (TFR) e la pensione di reversibilità per i familiari.

L’impatto della Riforma Orlando e le prospettive future

Le difficoltà emerse durante la pandemia si inseriscono in un quadro di malcontento preesistente, legato in gran parte alla cosiddetta Riforma Orlando (d.lgs. 116/2017). Questa normativa ha introdotto disposizioni ritenute penalizzanti, come un sistema retributivo considerato iniquo, un regime disciplinare più severo e l’abbassamento dell’età per la cessazione dell’incarico da 70 a 68 anni. Secondo le associazioni di categoria, queste norme avrebbero portato, entro agosto 2021, all’abbandono dell’incarico da parte della maggioranza dei giudici di pace in servizio, con il rischio di un grave svuotamento degli uffici.

Cosa significa lo sciopero dei giudici di pace per i cittadini?

Uno sciopero dei giudici di pace non è una questione che riguarda solo gli addetti ai lavori, ma ha un impatto diretto e concreto sulla vita quotidiana dei cittadini. Questi uffici gestiscono un’enorme mole di contenziosi che rappresentano la “giustizia di prossimità”, quella più vicina alle persone. La paralisi di questi uffici comporterebbe il blocco o il rallentamento di numerose pratiche, tra cui:

  • Ricorsi contro le multe stradali: I cittadini che intendono contestare una sanzione al Codice della Strada vedrebbero i loro ricorsi sospesi a tempo indeterminato.
  • Cause civili di modico valore: Si fermerebbero le cause per liti condominiali, recupero di piccoli crediti, controversie con fornitori di servizi e richieste di risarcimento per danni a cose derivanti da incidenti stradali fino a 20.000 euro.
  • Procedimenti penali minori: Verrebbero rinviati i processi per reati di competenza del giudice di pace, come percosse, lesioni colpose lievi o diffamazione.

In sintesi, un’astensione prolungata si tradurrebbe in un diniego di giustizia per migliaia di persone, costrette ad attendere tempi ancora più lunghi per la risoluzione di problemi comuni ma spesso economicamente e personalmente rilevanti.

La protesta dei giudici di pace evidenzia quindi una fragilità strutturale del sistema giudiziario italiano. La tutela dei loro diritti è strettamente connessa alla garanzia di un servizio essenziale per i cittadini, che rischia di essere compromesso da una situazione di precarietà non più sostenibile.

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Di admin