La crisi di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca ha rappresentato una pagina complessa per migliaia di risparmiatori italiani. Nel 2017, a seguito della liquidazione coatta amministrativa dei due istituti, furono attivate le prime procedure di rimborso per gli obbligazionisti subordinati. È importante chiarire che tali procedure, legate a scadenze specifiche ormai superate, sono state solo il primo passo di un percorso lungo e articolato volto a tutelare i cittadini coinvolti.

Il contesto: la crisi delle banche venete e la liquidazione

Nel giugno 2017, il Governo italiano ha avviato la procedura di liquidazione coatta amministrativa per Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Questa decisione si rese necessaria a causa di una grave crisi di liquidità e di capitale che rendeva impossibile la prosecuzione dell’attività bancaria. La liquidazione ha avuto un impatto significativo non solo sugli azionisti, che hanno visto azzerato il valore dei loro titoli, ma anche sui detentori di obbligazioni subordinate, strumenti finanziari considerati più rischiosi.

I primi rimborsi del 2017 gestiti dal FITD

Subito dopo la liquidazione, il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD) fu incaricato di gestire una prima forma di ristoro per una specifica categoria di obbligazionisti. Questa iniziativa, a cui fa riferimento il titolo, era destinata ai risparmiatori che si trovavano in condizioni economiche più vulnerabili. Per accedere al rimborso del 100% del capitale investito, era necessario soddisfare precisi requisiti:

  • Avere un reddito imponibile inferiore a 35.000 euro nell’anno precedente.
  • In alternativa, possedere un patrimonio mobiliare di valore inferiore a 100.000 euro.
  • Aver acquistato le obbligazioni subordinate entro il 12 giugno 2014 direttamente dalla banca emittente.

Questa finestra per la richiesta di rimborso si è chiusa il 30 settembre 2017 e non è più accessibile. Si trattava di una misura tampone, pensata per dare un primo e rapido sollievo ai risparmiatori più esposti.

Il Fondo Indennizzo Risparmiatori (FIR): una tutela più ampia

Successivamente, per offrire una soluzione più strutturata e ad ampio raggio, il Governo ha istituito il Fondo Indennizzo Risparmiatori (FIR) con la Legge di Bilancio 2019. Questo strumento era destinato non solo agli obbligazionisti subordinati delle banche venete, ma anche agli azionisti e ad altri risparmiatori danneggiati dalla risoluzione di diverse banche italiane poste in liquidazione tra il 2015 e il 2017. Il FIR prevedeva un indennizzo forfettario, con percentuali diverse per azionisti e obbligazionisti, senza la necessità di dimostrare la violazione degli obblighi informativi da parte della banca. Anche le procedure per accedere al FIR sono terminate, con la scadenza per la presentazione delle domande fissata nel giugno 2020.

Obbligazioni subordinate: un rischio da conoscere

La vicenda delle banche venete ha acceso i riflettori sulla rischiosità di alcuni strumenti finanziari, come le obbligazioni subordinate. È fondamentale che i consumatori comprendano le loro caratteristiche prima di investire. A differenza delle obbligazioni ordinarie (senior), quelle subordinate comportano un rischio maggiore:

  • Ordine di rimborso: In caso di liquidazione della banca, i detentori di obbligazioni subordinate vengono rimborsati solo dopo che sono stati soddisfatti tutti gli altri creditori, inclusi i depositanti e i possessori di obbligazioni ordinarie.
  • Rischio di perdita del capitale: Se le risorse della banca in liquidazione non sono sufficienti, il capitale investito in questi strumenti può essere parzialmente o totalmente perso.
  • Rendimento più elevato: Generalmente, offrono un tasso di interesse più alto proprio per compensare il maggior rischio a cui l’investitore si espone.

Cosa possono fare oggi i risparmiatori

Sebbene le finestre per i rimborsi gestiti dal FITD e dal FIR siano chiuse, la tutela dei risparmiatori rimane un tema centrale. Chi ritiene di aver subito un danno a causa di pratiche di vendita scorrette (misselling), come la mancanza di informazioni adeguate sulla rischiosità dei prodotti, può ancora valutare azioni legali individuali. È essenziale conservare tutta la documentazione relativa all’investimento e analizzare il proprio caso specifico per verificare la presenza di eventuali irregolarità. La consapevolezza finanziaria e la richiesta di informazioni chiare e complete sono le prime forme di autotutela per ogni consumatore.

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