L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) è intervenuta per contrastare l’uso di ‘green claim’, ovvero di vanti ambientali, generici e potenzialmente ingannevoli nel settore della mobilità elettrica. L’azione dell’Antitrust evidenzia un problema sempre più diffuso: il greenwashing, una strategia di marketing che mira a presentare un prodotto come più ecologico di quanto non sia in realtà, confondendo i consumatori e danneggiando le aziende realmente sostenibili.
Il caso: slogan ambientali generici nel mirino dell’Antitrust
L’intervento dell’AGCM ha riguardato due società attive nella vendita di veicoli elettrici per la mobilità urbana. Le aziende utilizzavano sui propri siti web slogan pubblicitari assoluti e non specificati, che promettevano benefici ambientali senza fornire un contesto chiaro. Tra le affermazioni contestate figurano espressioni come:
- 100% sostenibile
- 100% Green
- Zero emissioni
- Impatto zero sull’ambiente
- ECO
Il problema principale di questi messaggi è la loro genericità. L’Antitrust ha sottolineato che tali slogan non chiarivano a quale aspetto del prodotto o a quale fase del suo ciclo di vita si riferissero. Un veicolo elettrico, ad esempio, ha zero emissioni durante la fase di utilizzo, ma la sua produzione, in particolare quella delle batterie, e il suo smaltimento hanno un impatto ambientale significativo. A seguito dell’attività di moral suasion dell’Autorità, le due società hanno rimosso le diciture contestate, risolvendo la questione senza la necessità di una sanzione formale.
Greenwashing: quando il marketing “verde” inganna i consumatori
Il greenwashing è una pratica commerciale scorretta che sfrutta la crescente sensibilità dei consumatori verso le tematiche ambientali. Consiste nel comunicare un’immagine di sostenibilità che non corrisponde alla realtà, utilizzando messaggi vaghi, dati parziali o affermazioni non verificabili. Questa strategia non solo inganna chi acquista, ma crea anche una concorrenza sleale nei confronti delle imprese che investono seriamente in processi e prodotti a basso impatto ambientale.
I rischi per i consumatori sono molteplici. Si può essere indotti a pagare un prezzo più alto per un prodotto credendolo ecologico, oppure si possono fare scelte di acquisto che si rivelano meno sostenibili di quanto promesso. Riconoscere il greenwashing è quindi fondamentale per effettuare scelte consapevoli e premiare la trasparenza.
Come tutelarsi: guida pratica per i consumatori
Per difendersi dai green claim ingannevoli, è importante sviluppare un approccio critico e prestare attenzione ad alcuni segnali. Ecco alcuni consigli pratici per valutare la veridicità delle affermazioni ambientali di un prodotto:
- Diffidare delle affermazioni assolute: Termini come “totalmente ecologico”, “impatto zero” o “100% sostenibile” sono quasi sempre esagerazioni. La sostenibilità è un concetto complesso e nessun prodotto ha un impatto nullo sull’ambiente.
- Verificare la specificità: Un’affermazione ambientale credibile è specifica. Ad esempio, “realizzato con il 70% di plastica riciclata” è un’informazione verificabile, a differenza di un generico “prodotto green”.
- Cercare prove e certificazioni: Le aziende serie supportano i loro claim con dati, studi o certificazioni ambientali riconosciute rilasciate da enti terzi e indipendenti. La mancanza di prove concrete è un campanello d’allarme.
- Considerare l’intero ciclo di vita: Un prodotto non è solo il suo utilizzo. È fondamentale considerare l’impatto delle materie prime, della produzione, del trasporto e dello smaltimento. Un claim che si concentra solo su un aspetto positivo, ignorando gli altri, può essere fuorviante.
Il ruolo del consumatore è cruciale. Segnalare le pubblicità che appaiono ingannevoli contribuisce a mantenere il mercato più trasparente e corretto per tutti. È un diritto ricevere informazioni chiare, veritiere e accurate per poter compiere scelte di acquisto realmente informate e sostenibili.
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