Gli edifici abbandonati non sono solo un problema urbanistico, ma possono diventare una risorsa strategica. Un’innovativa ricerca condotta da ENEA e Sapienza Università di Roma dimostra come trasformare le nostre città in vere e proprie ‘miniere urbane’, recuperando materiali preziosi e riducendo drasticamente l’impatto ambientale del settore edilizio.

Il progetto ENEA-Sapienza: un caso studio a Roma

La metodologia è stata testata su un caso concreto: un ex deposito di autobus di 11.000 metri quadrati a Roma, costruito negli anni ’30 e in disuso da oltre un decennio. L’analisi ha rivelato un potenziale enorme: l’edificio contiene circa 35.000 tonnellate di materiali, prevalentemente cemento armato, con un’impronta di carbonio incorporata di oltre 15.000 tonnellate di CO2.

I risultati dello studio, pubblicati sulla rivista Sustainable Chemistry and Pharmacy, sono stati sorprendenti. È stato dimostrato che oltre il 95% dei materiali destinati alla demolizione può essere recuperato e riutilizzato. Di questa quota, il 35% può essere impiegato direttamente nella riqualificazione della struttura stessa, mentre il restante 60% può essere destinato ad altri usi, evitando così di finire in discarica. Solo una minima parte, inferiore al 5%, è stata classificata come rifiuto non recuperabile e potenzialmente pericoloso, migliorando del 25% la soglia minima di recupero fissata per legge.

Cos’è la “Miniera Urbana” e perché è cruciale

Il concetto di ‘miniera urbana’ si riferisce alla grande quantità di materiali presenti negli edifici e nelle infrastrutture a fine vita, che possono essere estratti e reintrodotti nel ciclo produttivo. Questo approccio è fondamentale se si considera l’impatto del settore delle costruzioni a livello globale:

  • Consumo di risorse: è responsabile del 60% del consumo di materie prime.
  • Emissioni: genera circa il 23% delle emissioni di anidride carbonica.
  • Produzione di rifiuti: produce il 50% dei rifiuti derivanti da attività di costruzione e demolizione.

In Italia, i siti di archeologia industriale dismessi occupano una superficie di circa 9.000 chilometri quadrati. Questi luoghi rappresentano un’opportunità unica per la rigenerazione urbana e per la valorizzazione di risorse già presenti sul territorio. Per sfruttare questo potenziale, è necessario un cambio di paradigma: passare dalla demolizione tradizionale alla ‘decostruzione’, un processo di smontaggio selettivo che permette di recuperare in modo ottimale componenti come mattoni, elementi in acciaio e pietra.

Gli strumenti per la transizione circolare nell’edilizia

Per implementare su larga scala l’economia circolare nel settore edile, la ricerca identifica alcuni fattori chiave. Non si tratta solo di una nuova tecnica, ma di un sistema integrato che richiede strumenti e strategie innovative. Tra questi, sono fondamentali:

  1. Quantificazione del valore: Stimare il valore ambientale ed economico dello stock di materiali presenti negli edifici in disuso.
  2. Banche dati e mappature: Creare database georeferenziati per conoscere la distribuzione dei materiali riutilizzabili sul territorio, integrandoli con software di progettazione come il BIM (Building Information Modeling).
  3. Piattaforme di scambio: Sviluppare mercati digitali per facilitare l’incontro tra domanda e offerta di componenti e materiali recuperati dalla decostruzione.
  4. Simbiosi industriale: Promuovere il riciclo di scarti provenienti anche da altri settori industriali, creando sinergie e riducendo ulteriormente i rifiuti.

Implicazioni per i consumatori e il futuro delle città

Questo nuovo approccio all’edilizia non riguarda solo le imprese, ma ha effetti diretti sulla vita dei cittadini. La rigenerazione di aree dismesse attraverso il recupero di materiali porta a una riqualificazione urbana sostenibile, riducendo il consumo di suolo e la necessità di nuove cave. A lungo termine, la creazione di un mercato per i materiali riciclati può contribuire a stabilizzare i costi di costruzione e a rendere gli edifici più ecologici.

Inoltre, la metodologia sviluppata da ENEA e Sapienza non si limita agli edifici industriali, ma è applicabile a qualsiasi tipo di costruzione, inclusa l’edilizia residenziale e scolastica. Questo apre la strada a un futuro in cui le nostre città possono crescere e rinnovarsi in modo più intelligente e rispettoso dell’ambiente, trasformando un problema, quello dei rifiuti edili, in una preziosa opportunità.

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Di admin