Durante l’emergenza sanitaria legata al Covid-19, la vita quotidiana dei cittadini è stata profondamente modificata da una serie di normative volte a contenere il contagio. Uno degli strumenti più rappresentativi di quel periodo è stato il modulo di autocertificazione, un documento necessario per giustificare i propri spostamenti. Con l’avvio della cosiddetta “Fase 2” nel maggio 2020, le regole cambiarono e con esse anche il modello da compilare.
Cos’era l’autocertificazione per gli spostamenti
L’autocertificazione era una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà con cui un cittadino, sotto la propria responsabilità, attestava la sussistenza di una delle motivazioni valide che gli consentivano di spostarsi durante i periodi di restrizioni alla mobilità. Questo documento era fondamentale in caso di controllo da parte delle forze dell’ordine per evitare sanzioni.
Le ragioni ammesse per gli spostamenti variavano a seconda della fase dell’emergenza e della gravità della situazione epidemiologica, ma generalmente includevano:
- Comprovate esigenze lavorative: per recarsi al lavoro quando non era possibile lo smart working.
- Motivi di salute: per visite mediche, acquisto di farmaci o assistenza a persone non autosufficienti.
- Situazioni di necessità: per attività essenziali come fare la spesa o altre commissioni urgenti e non rimandabili.
- Rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza.
La “Fase 2” e le novità del modulo di maggio 2020
A partire dal 4 maggio 2020, l’Italia entrò nella “Fase 2”, un periodo di graduale allentamento delle misure di lockdown più severe. Questo passaggio richiese l’aggiornamento del modulo di autocertificazione per riflettere le nuove possibilità di spostamento concesse ai cittadini. La novità principale era la possibilità di effettuare visite ai “congiunti” (parenti stretti) all’interno della stessa regione.
Il Ministero dell’Interno (Viminale) rese disponibile un nuovo modello, che teneva conto di queste modifiche. Tuttavia, per semplificare la transizione, le autorità specificarono che era ancora possibile utilizzare il modulo precedente, a condizione di barrare le voci non più pertinenti e di integrare le nuove motivazioni a mano.
Come funzionava il controllo
Durante un controllo da parte delle forze di polizia, il cittadino era tenuto a esibire l’autocertificazione compilata. Era importante che le informazioni fornite fossero veritiere, poiché una dichiarazione falsa costituiva un reato. Gli operatori di polizia erano comunque dotati di moduli in bianco da far compilare sul posto a chi ne fosse sprovvisto, permettendo così di dichiarare le proprie motivazioni al momento del controllo.
Le conseguenze di una dichiarazione falsa
Fornire informazioni non veritiere in un’autocertificazione esponeva a conseguenze legali significative. La falsa attestazione a un pubblico ufficiale è un reato previsto dal Codice Penale. Oltre a ciò, chi si spostava senza una valida giustificazione era soggetto a sanzioni amministrative pecuniarie, il cui importo poteva aumentare in caso di recidiva o di violazioni commesse tramite l’uso di un veicolo.
Un documento simbolo di un’epoca
Sebbene oggi l’obbligo di autocertificazione per gli spostamenti non sia più in vigore, questo documento rimane un simbolo storico dell’emergenza sanitaria. Rappresenta un periodo in cui la libertà di movimento è stata limitata per un obiettivo di salute collettiva e ha richiesto a tutti un forte senso di responsabilità. Comprendere il funzionamento di questi strumenti aiuta a contestualizzare le sfide affrontate durante la pandemia.
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