In risposta alla situazione emergenziale legata alla pandemia del 2020, Cassa Forense ha istituito un bando straordinario per sostenere gli avvocati che esercitano la professione in forma associata o societaria. La misura prevedeva l’assegnazione di contributi per il pagamento dei canoni di locazione degli studi legali, con l’obiettivo di alleggerire l’impatto economico della crisi sui professionisti.

In cosa consisteva il contributo straordinario

Il bando, finanziato con uno stanziamento di 2 milioni di euro, era destinato specificamente agli studi legali associati e alle Società Tra Avvocati (STA). Il contributo era calcolato come il 50% della spesa totale documentata per i canoni di locazione corrisposti nel periodo compreso tra il 1° febbraio e il 30 aprile 2020.

L’importo massimo erogabile per ciascuna richiesta non poteva superare i 4.000 euro, al netto dell’IVA. Erano ammesse al rimborso solo le spese relative a contratti di locazione per immobili a uso esclusivo di studio professionale, regolarmente registrati prima del 28 febbraio 2020. Restavano escluse dal contributo le spese accessorie, come oneri condominiali o imposte di registro, e i canoni derivanti da contratti di sublocazione.

Requisiti e modalità di partecipazione

Per poter accedere al contributo, gli studi professionali dovevano soddisfare una serie di requisiti specifici. La domanda doveva essere presentata dal legale rappresentante dello studio associato o della società, il quale doveva essere regolarmente iscritto alla Cassa Forense.

I principali requisiti per la partecipazione includevano:

  • Essere il legale rappresentante di uno studio associato o di una STA iscritta alla Sezione speciale dell’Albo.
  • Essere iscritti a Cassa Forense o avere una procedura di iscrizione in corso al momento della pubblicazione del bando.
  • Non essere sospesi dall’esercizio della professione.
  • Presentare un contratto di locazione registrato e intestato allo studio.
  • Fornire la documentazione attestante il pagamento dei canoni per il trimestre di riferimento (febbraio-aprile 2020).

La domanda doveva essere inoltrata esclusivamente online tramite l’area riservata del sito di Cassa Forense entro il termine previsto del 27 maggio 2020.

I criteri di assegnazione e le critiche sollevate

I contributi sono stati assegnati seguendo una graduatoria basata su un criterio specifico: il numero di associati o soci iscritti a Cassa Forense. Questo significava che gli studi con un maggior numero di professionisti avevano la precedenza nell’assegnazione dei fondi, fino a esaurimento delle risorse disponibili.

Questa scelta ha generato critiche significative, in particolare da parte dell’Associazione Italiana Giovani Avvocati (AIGA). Secondo l’associazione, tale criterio finiva per favorire i grandi studi legali, a discapito delle realtà più piccole, spesso composte da giovani professionisti che avrebbero avuto maggiore necessità di un sostegno economico. L’AIGA ha inoltre sottolineato come il contributo massimo di 4.000 euro avesse un’incidenza minore sui bilanci dei grandi studi, specialmente quelli situati in grandi città con affitti molto elevati. Un’ulteriore criticità evidenziata è stata l’esclusione dei canoni di sublocazione, una pratica comune tra i giovani avvocati per condividere i costi dello studio.

Implicazioni per i professionisti del settore

Al di là delle polemiche, il bando ha rappresentato un intervento concreto di Cassa Forense per supportare la professione in un momento di grave difficoltà economica. La misura ha messo in luce le diverse esigenze all’interno della categoria forense, evidenziando il divario strutturale tra i grandi studi e le piccole associazioni professionali. Sebbene l’iniziativa fosse temporanea e legata a una specifica emergenza, il dibattito che ne è scaturito ha offerto spunti di riflessione importanti sulla necessità di strumenti di welfare più mirati e inclusivi per tutti i professionisti.

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Di admin