Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) del 10 aprile 2020 ha rappresentato un momento significativo durante la prima fase dell’emergenza Coronavirus in Italia. Mentre confermava la proroga delle misure di contenimento fino al 3 maggio, il provvedimento introduceva un primo, timido allentamento del lockdown, autorizzando la riapertura di alcune specifiche attività commerciali a partire dal 14 aprile 2020. Questa decisione segnò un cauto tentativo di riavviare settori mirati, pur mantenendo un alto livello di allerta sanitaria.

Quali attività hanno riaperto il 14 aprile 2020

Le riaperture autorizzate dal DPCM erano limitate e miravano a rispondere ad alcune esigenze specifiche dei cittadini, in particolare delle famiglie. Non si trattava di un via libera generalizzato, ma di eccezioni mirate all’interno di un quadro di restrizioni ancora molto severo. Le principali categorie di esercizi commerciali autorizzati a riprendere l’attività includevano:

  • Librerie: La riapertura delle librerie fu uno dei segnali più discussi, interpretato come un riconoscimento del valore culturale e sociale del libro durante il periodo di isolamento forzato.
  • Cartolerie: Questa misura andava incontro alle necessità di studenti e lavoratori in smart working, che necessitavano di materiali per lo studio e l’ufficio a casa.
  • Negozi di abbigliamento per bambini e neonati: Una decisione pensata per supportare le famiglie con figli piccoli, le cui esigenze di vestiario sono in continua e rapida evoluzione.

Oltre a questi esercizi commerciali al dettaglio, il decreto permetteva la ripresa di alcune attività produttive e silvicole, come l’industria del legno e la produzione di computer, considerate strategiche o a basso rischio di contagio.

Le regole e le condizioni per la riapertura

La riapertura non significava un ritorno alla normalità. Il DPCM imponeva a tutti gli esercizi autorizzati l’adozione di protocolli di sicurezza molto rigidi per proteggere la salute di lavoratori e clienti. Queste misure erano essenziali per minimizzare il rischio di una nuova ondata di contagi. Le principali prescrizioni includevano:

  • Distanziamento interpersonale: Obbligo di mantenere una distanza di sicurezza di almeno un metro tra le persone.
  • Gestione degli accessi: Ingressi contingentati e regolamentati per evitare affollamenti all’interno dei locali.
  • Dispositivi di protezione: Utilizzo obbligatorio di mascherine e guanti sia per il personale che per i clienti.
  • Igiene e sanificazione: Messa a disposizione di soluzioni idroalcoliche per l’igiene delle mani e pulizia approfondita dei locali.

È importante notare che le Regioni avevano la facoltà di adottare misure più restrittive. Ad esempio, alcune amministrazioni regionali, come quella della Lombardia, scelsero di posticipare queste riaperture per mantenere un approccio più cauto.

Cosa restava sospeso: il contesto generale del lockdown

Le riaperture del 14 aprile erano eccezioni in un contesto che rimaneva di chiusura quasi totale. Il DPCM del 10 aprile 2020, infatti, prorogava la maggior parte delle misure restrittive già in vigore. Per i consumatori e i cittadini, questo significava che continuavano a valere le seguenti limitazioni:

  • Spostamenti limitati: Era ancora vietato spostarsi se non per comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute, da autocertificare.
  • Scuole chiuse: Le attività didattiche in presenza rimanevano sospese per le scuole di ogni ordine e grado.
  • Stop alle attività produttive non essenziali: La maggior parte delle industrie e delle attività commerciali considerate non strategiche doveva rimanere chiusa.
  • Divieto di assembramento: Restava in vigore il divieto assoluto di assembramenti in luoghi pubblici e privati.

Queste caute aperture hanno rappresentato per i consumatori un primo, piccolo passo verso una graduale ripresa delle abitudini quotidiane, sebbene in una cornice di massima prudenza e con la consapevolezza che l’emergenza era ancora in pieno svolgimento.

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Di admin