Una disposizione introdotta durante l’emergenza sanitaria del 2020 ha modificato in modo significativo i tempi a disposizione delle autorità fiscali per effettuare controlli e accertamenti. Se da un lato il Decreto “Cura Italia” (D.L. n. 18/2020) sospese temporaneamente le attività di riscossione per aiutare i cittadini, dall’altro ha concesso all’amministrazione finanziaria una proroga di due anni sui termini di prescrizione e decadenza, allungando di fatto il periodo in cui un contribuente può essere sottoposto a verifica.
Sospensione per i cittadini, proroga per il Fisco
L’articolo 67 del Decreto “Cura Italia” stabilì la sospensione, dall’8 marzo al 31 maggio 2020, di tutte le attività di liquidazione, controllo, accertamento e riscossione. L’obiettivo era alleggerire la pressione fiscale sui contribuenti in un momento di grave difficoltà economica e sociale. Tuttavia, la stessa norma ha attivato un meccanismo che ha esteso notevolmente i poteri di indagine del Fisco.
In particolare, è stata concessa una proroga dei termini di prescrizione e decadenza per le attività di controllo fiscale. Questo significa che l’Agenzia delle Entrate e gli altri enti impositori hanno guadagnato più tempo per notificare avvisi di accertamento, cartelle di pagamento e altri atti impositivi, creando una palese disparità tra il breve periodo di sospensione concesso ai cittadini e il lungo periodo di vantaggio ottenuto dall’amministrazione.
Come funziona l’estensione dei termini
La proroga non è stata una semplice aggiunta di tempo, ma si è basata su un rinvio all’articolo 12 del Decreto Legislativo n. 159/2015. Questa norma prevede che, in caso di eventi eccezionali, i termini di prescrizione e decadenza per l’attività degli uffici impositori possano essere prorogati fino al 31 dicembre del secondo anno successivo alla fine del periodo di sospensione.
Questa disposizione ha rappresentato una deroga esplicita a un principio fondamentale dello Statuto dei diritti del contribuente (Legge n. 212/2000), il quale stabilisce che i termini di prescrizione e decadenza per gli accertamenti fiscali non possono essere prorogati. L’emergenza sanitaria è stata quindi la giustificazione per sospendere temporaneamente questa importante garanzia per i cittadini.
Le conseguenze pratiche per i contribuenti
L’estensione dei termini di accertamento ha avuto un impatto diretto e concreto sulla vita dei contribuenti, generando diverse criticità. Le principali conseguenze includono:
- Maggiore incertezza: I cittadini e le imprese sono rimasti esposti al rischio di controlli fiscali per un periodo di tempo più lungo, rendendo più difficile considerare “chiusa” una determinata annualità fiscale.
- Obbligo di conservazione documentale: L’allungamento dei tempi di accertamento ha comportato la necessità di conservare fatture, ricevute, scontrini e altra documentazione fiscale per un periodo superiore a quello ordinario.
- Difficoltà di difesa: A distanza di molti anni, può diventare più complesso per un contribuente reperire documenti o ricordare i dettagli di un’operazione, rendendo più difficile difendersi da eventuali contestazioni.
- Disparità di trattamento: La misura è stata fortemente criticata da associazioni di categoria e professionisti del settore, che hanno evidenziato la sproporzione tra il sollievo temporaneo offerto ai contribuenti e il significativo vantaggio concesso all’amministrazione finanziaria.
Una misura eccezionale con effetti duraturi
Nonostante le critiche e gli appelli a modificare la norma in sede di conversione in legge del decreto, la proroga biennale è stata confermata. Questa decisione, presa in un contesto di emergenza, ha prodotto effetti a lungo termine sul rapporto tra Fisco e contribuente. Ha di fatto esteso la finestra temporale durante la quale l’amministrazione finanziaria può esercitare il proprio potere di controllo, lasciando i cittadini in una condizione di potenziale vulnerabilità per un periodo prolungato.
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