Un candidato che partecipa a un concorso per l’arruolamento nelle forze armate e viene illegittimamente escluso può, dopo aver vinto un ricorso, ottenere l’assunzione. Tuttavia, questo processo può richiedere molto tempo, portando a un’immissione in servizio tardiva. In questi casi, sorge una domanda fondamentale: spetta un compenso per il periodo in cui non si è potuto lavorare a causa dell’errore dell’amministrazione? La risposta non è semplice come potrebbe sembrare e non coincide con il diritto a ricevere gli stipendi non percepiti.
Perché non si ha diritto agli stipendi arretrati
Il principio fondamentale che regola il rapporto di lavoro, anche nel pubblico impiego, è la corrispettività tra prestazione e retribuzione. Lo stipendio è il compenso per il lavoro effettivamente svolto. Di conseguenza, se un militare non ha prestato servizio per un determinato periodo, anche se per una causa non a lui imputabile come un’illegittima esclusione da un concorso, non può legalmente reclamare le retribuzioni che avrebbe percepito in quel lasso di tempo. La mancata prestazione lavorativa impedisce il sorgere del diritto alla controprestazione economica.
Il diritto al risarcimento per danno ingiusto
Sebbene non sia possibile richiedere gli stipendi arretrati, il soggetto danneggiato non rimane senza tutela. L’ordinamento giuridico prevede infatti la possibilità di richiedere un risarcimento del danno ai sensi dell’articolo 2043 del Codice Civile. Questa norma si applica quando un comportamento illecito, in questo caso l’atto illegittimo della Pubblica Amministrazione che ha causato l’esclusione, provoca un “danno ingiusto” a un’altra persona.
La responsabilità dell’amministrazione è di natura extracontrattuale. Il danno non è la mancata retribuzione in sé, ma la perdita di opportunità e i pregiudizi, sia patrimoniali che non patrimoniali, derivanti dalla ritardata assunzione. Il diritto all’assunzione tempestiva è stato violato, e da questa violazione scaturisce il diritto a essere risarciti.
Come viene calcolato il risarcimento del danno
Il calcolo del risarcimento non è automatico né corrisponde esattamente agli stipendi persi. La quantificazione del danno viene effettuata dal giudice in via equitativa, un processo che tiene conto di diverse variabili per arrivare a una cifra congrua. Lo stipendio non percepito diventa il principale parametro di riferimento, ma non l’importo finale.
I criteri principali utilizzati per la valutazione sono:
- Base di calcolo: Si parte dall’ammontare del trattamento economico netto che il militare avrebbe percepito nel periodo tra la data di presunta assunzione e quella effettiva.
- Abbattimento: A questa cifra viene applicata una riduzione percentuale. Questo perché, non avendo lavorato, il soggetto non ha subito l’usura psico-fisica legata alla prestazione lavorativa e ha potuto disporre liberamente del proprio tempo.
- Comportamento del danneggiato: Il giudice può considerare se la persona, nel periodo di attesa, si sia adoperata per cercare un’altra occupazione o se abbia percepito altri redditi (il cosiddetto aliunde perceptum).
- Gravità della condotta dell’amministrazione: Anche il grado di colpa o negligenza dell’ente pubblico può influenzare la determinazione dell’importo.
Cosa fare per tutelare i propri diritti
Ottenere il risarcimento per una ritardata assunzione non è un processo automatico. È necessario avviare un’azione legale specifica, dimostrando di aver subito un danno a causa del provvedimento illegittimo dell’amministrazione. La persona interessata ha l’onere di provare il pregiudizio subito, sia in termini di perdita economica sia per eventuali danni non patrimoniali, come lo stress o il danno esistenziale derivante dall’incertezza professionale.
È fondamentale agire tempestivamente e con il supporto di professionisti esperti in diritto amministrativo e militare, per impostare correttamente la richiesta e quantificare in modo adeguato il danno subito, aumentando le possibilità di ottenere un giusto ristoro.
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