La correlazione tra l’uso prolungato del telefono cellulare e l’insorgenza di tumori è una delle questioni più dibattute degli ultimi decenni. La diffusione capillare degli smartphone ha sollevato preoccupazioni sulla sicurezza delle onde a radiofrequenza emesse da questi dispositivi. Sebbene il dibattito scientifico sia ancora aperto, la giurisprudenza italiana ha già preso posizioni nette in casi specifici, riconoscendo un legame causa-effetto.

Cosa dice la scienza sul rischio tumori

Attualmente, la comunità scientifica non ha raggiunto un consenso unanime sulla pericolosità dei cellulari. Le conclusioni degli studi internazionali non sono sempre convergenti, creando un quadro di incertezza. L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha classificato i campi elettromagnetici a radiofrequenza come “possibilmente cancerogeni per l’uomo” (Gruppo 2B). Questa classificazione indica che non è possibile escludere un rischio a causa di prove ancora limitate.

Altre istituzioni, come la Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro, sottolineano che le prove oggi disponibili non sono sufficienti per affermare con certezza l’esistenza di un nesso, soprattutto per i cellulari di nuova generazione. Tuttavia, alcuni studi hanno segnalato un lieve aumento del rischio per tumori specifici come il neurinoma del nervo acustico e il glioma in persone che facevano un uso molto intenso del telefono. Altre agenzie sanitarie internazionali, come la Food and Drug Administration (FDA) statunitense, ritengono sicuri i livelli di esposizione attuali, pur continuando a monitorare la ricerca.

Le sentenze dei tribunali italiani: il nesso causale

Mentre la scienza procede con cautela, i tribunali italiani si sono già pronunciati in diverse occasioni, riconoscendo il nesso causale tra l’esposizione professionale alle onde dei cellulari e lo sviluppo di patologie tumorali. Queste sentenze si basano sul principio del “più probabile che non”, un criterio giuridico che non richiede la certezza assoluta ma una probabilità qualificata.

La Corte d’Appello di Torino e l’uso “abnorme”

Una sentenza significativa è quella della Corte d’Appello di Torino del 2020. I giudici hanno riconosciuto il nesso tra un neurinoma dell’acustico e l’uso prolungato e scorretto del cellulare da parte di un lavoratore per un periodo di 15 anni (dal 1995 al 2010). La decisione si è basata su una consulenza tecnica che ha evidenziato la notevole esposizione del lavoratore alle radiofrequenze, in assenza di altri fattori di rischio noti. La Corte ha ritenuto provato il legame causale, o quantomeno concausale, data l’intensità e la durata dell’esposizione.

Il precedente della Corte di Cassazione

Già nel 2012, la Corte di Cassazione aveva confermato la relazione tra l’uso continuo del cellulare per motivi di lavoro e un tumore benigno al nervo trigemino. In quella occasione, i giudici hanno stabilito che, per le malattie professionali non incluse nelle tabelle ufficiali, la prova della causa lavorativa può essere raggiunta anche attraverso un elevato grado di probabilità. Fattori come la tipologia di lavoro, la durata dell’esposizione e l’assenza di altre cause plausibili sono elementi sufficienti per il riconoscimento giuridico.

Consigli pratici per un utilizzo più sicuro

In attesa di certezze scientifiche, il principio di precauzione suggerisce di adottare alcune abitudini per ridurre l’esposizione alle onde a radiofrequenza. Si tratta di semplici accorgimenti che possono limitare i potenziali rischi.

  • Usare auricolari o vivavoce: Mantenere il telefono lontano dalla testa durante le chiamate è il modo più efficace per ridurre l’esposizione. Sia gli auricolari con filo che quelli bluetooth riducono drasticamente le emissioni che raggiungono il cervello.
  • Limitare la durata delle chiamate: Per conversazioni lunghe, è preferibile utilizzare un telefono fisso o servizi di chiamata via internet da computer.
  • Preferire i messaggi di testo: Scrivere messaggi o usare app di messaggistica non comporta un’esposizione diretta della testa alle radiofrequenze.
  • Evitare di chiamare con segnale debole: Quando il segnale è scarso (ad esempio in ascensore, in treno o in zone rurali), il telefono aumenta la potenza di trasmissione per mantenere la connessione, emettendo più radiazioni.
  • Non tenere il telefono a contatto con il corpo: Evitare di dormire con il cellulare sul comodino o di portarlo per lunghi periodi in tasca o nel reggiseno.

Adottare queste pratiche non significa cedere all’allarmismo, ma semplicemente fare un uso più consapevole della tecnologia in un’area dove la scienza non ha ancora fornito tutte le risposte. Le sentenze dei tribunali, inoltre, confermano che un’esposizione intensa e prolungata può avere conseguenze riconosciute a livello legale.

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Di admin