L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha inflitto una sanzione di 4,5 milioni di euro a Morellato S.p.A. per pratiche commerciali restrittive della concorrenza. L’indagine ha rivelato un’intesa volta a controllare i prezzi di vendita di gioielli e orologi di fascia media, limitando la libertà commerciale dei distributori e danneggiando i consumatori.

Le pratiche anticoncorrenziali contestate

L’istruttoria dell’Antitrust ha messo in luce due condotte principali attuate da Morellato per limitare la concorrenza nel mercato della gioielleria e orologeria. In primo luogo, l’azienda imponeva ai propri rivenditori autorizzati i prezzi di vendita al dettaglio, fissando di fatto i livelli massimi di sconto che potevano essere applicati, soprattutto sui canali online. Questa pratica, nota come fissazione dei prezzi di rivendita, elimina la competizione basata sul prezzo tra i diversi venditori dello stesso marchio.

In secondo luogo, Morellato vietava esplicitamente ai suoi distributori di vendere i prodotti su piattaforme online di terze parti, come Amazon o eBay. Questa restrizione era inserita direttamente nei contratti di distribuzione. L’AGCM ha sottolineato come tale divieto fosse applicato in modo discriminatorio, poiché la stessa Morellato operava attivamente su questi marketplace, creando un ingiusto vantaggio competitivo a proprio favore.

Un sistema di monitoraggio e ritorsioni

Per garantire il rispetto delle proprie direttive, Morellato aveva implementato un rigido sistema di controllo e sanzioni nei confronti dei rivenditori non allineati. L’azienda monitorava costantemente i prezzi praticati online dai distributori e interveniva con fermezza in caso di violazioni. Le azioni punitive documentate dall’Autorità includevano:

  • Richiami formali e richieste di revoca immediata degli sconti non autorizzati.
  • Blocco automatico degli ordini per i rivenditori che non si adeguavano alle politiche di prezzo.
  • Sospensione degli account dei venditori su piattaforme come Amazon.
  • Minacce di risoluzione del contratto di distribuzione.

Questo sistema di sorveglianza e ritorsione creava un clima intimidatorio che scoraggiava qualsiasi iniziativa commerciale autonoma da parte dei rivenditori, costringendoli ad aderire a una politica commerciale imposta dall’alto.

Quali sono le conseguenze per i consumatori

Le pratiche di Morellato hanno avuto un impatto diretto e negativo sui consumatori e sulla dinamica del mercato. La fissazione dei prezzi e le restrizioni sulle vendite online hanno generato diversi effetti dannosi:

  • Prezzi più alti e meno sconti: La limitazione della facoltà dei rivenditori di applicare sconti ha ridotto la competizione, impedendo ai consumatori di beneficiare di offerte più vantaggiose e di prezzi più bassi.
  • Minore scelta di canali d’acquisto: Il divieto di vendere su marketplace popolari ha limitato la possibilità per i clienti di acquistare prodotti Morellato su piattaforme che spesso offrono maggiore trasparenza e comparabilità delle offerte.
  • Danno alla concorrenza leale: Le piccole e medie imprese di distribuzione sono state penalizzate, vedendo limitata la loro autonomia commerciale e la possibilità di competere efficacemente in un mercato sempre più digitale.

L’AGCM ha concluso che tali comportamenti configurano un’intesa verticale in violazione delle norme europee sulla concorrenza (articolo 101 del TFUE). La decisione mira a ripristinare un corretto equilibrio di mercato, tutelando sia i rivenditori indipendenti che i consumatori finali.

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Di admin