Il congedo parentale rappresenta uno strumento fondamentale per conciliare vita professionale e familiare. Negli ultimi anni, la normativa per i lavoratori dipendenti è stata aggiornata per offrire un maggiore sostegno alla genitorialità. È importante chiarire che, ad oggi, il limite di età del figlio entro cui è possibile fruire del congedo è stato esteso fino al compimento dei 12 anni, e non 14, grazie a modifiche introdotte al Testo Unico su maternità e paternità.
Come funziona il congedo parentale per i dipendenti
Il congedo parentale è un periodo di astensione facoltativa dal lavoro, concesso ai genitori per prendersi cura del bambino nei suoi primi anni di vita. Spetta sia alla madre che al padre, lavoratori dipendenti, dopo il periodo di congedo di maternità obbligatorio. La normativa attuale, aggiornata per recepire le direttive europee, ha introdotto cambiamenti significativi per aumentare la flessibilità e il supporto economico alle famiglie.
Il diritto al congedo può essere esercitato fino al compimento del dodicesimo anno di età del figlio. Questa estensione offre ai genitori una maggiore flessibilità per gestire le esigenze familiari in un arco temporale più ampio. La durata complessiva del congedo a disposizione dei due genitori è stata anch’essa rivista.
Durata e ripartizione tra i genitori
La durata totale del congedo parentale e le modalità di ripartizione sono state pensate per incentivare una condivisione più equa dei compiti di cura tra madre e padre. Le regole principali sono:
- Madre lavoratrice dipendente: può fruire di un periodo massimo di 6 mesi di congedo, dopo il congedo di maternità.
- Padre lavoratore dipendente: ha diritto a un periodo massimo di 6 mesi, che possono diventare 7 se si astiene dal lavoro per un periodo continuativo o frazionato di almeno 3 mesi.
- Durata totale: la somma dei periodi di congedo fruiti da entrambi i genitori non può superare il limite complessivo di 10 mesi. Questo limite sale a 11 mesi se il padre lavoratore esercita il suo diritto per almeno 3 mesi.
- Genitore solo: in caso di un unico genitore, il limite massimo di congedo è di 11 mesi.
Queste disposizioni si applicano anche ai genitori adottivi o affidatari, con il congedo fruibile entro i primi 12 anni dall’ingresso del minore in famiglia, e comunque non oltre il raggiungimento della maggiore età.
Le novità sull’indennità economica
Oltre all’estensione del limite di età, le modifiche più rilevanti riguardano l’indennità economica percepita durante il congedo. L’obiettivo è rendere questo strumento non solo più accessibile, ma anche economicamente più sostenibile per le famiglie. In totale, i mesi di congedo indennizzati sono 9, ripartiti tra i genitori.
La ripartizione dell’indennità è la seguente:
- Alla madre: spetta un periodo di 3 mesi indennizzato al 30% della retribuzione, non trasferibile all’altro genitore.
- Al padre: spetta un periodo di 3 mesi indennizzato al 30% della retribuzione, anch’esso non trasferibile.
- Periodo condiviso: entrambi i genitori hanno diritto a un ulteriore periodo di 3 mesi in totale, indennizzato al 30%, da ripartire tra loro.
Le recenti Leggi di Bilancio hanno introdotto ulteriori vantaggi. È stato previsto un mese di congedo indennizzato all’80% della retribuzione, da fruire entro il sesto anno di vita del bambino, utilizzabile in alternativa tra i genitori. A questo si è aggiunto un secondo mese, indennizzato al 60% della retribuzione (elevato all’80% per il solo anno 2024), sempre da utilizzare entro i 6 anni del figlio.
Cosa cambia per autonomi e iscritti alla Gestione Separata
È fondamentale sottolineare che le novità descritte riguardano esclusivamente i genitori lavoratori dipendenti. Per le altre categorie di lavoratori, la normativa sul congedo parentale presenta condizioni e limiti differenti. I genitori lavoratori iscritti alla Gestione Separata INPS possono fruire del congedo parentale entro i primi dodici anni di vita del figlio, ma con regole specifiche sulla durata e l’indennità. Per i lavoratori autonomi, il diritto è generalmente limitato a un periodo più breve, da fruire entro il primo anno di vita del bambino. Per queste categorie, è consigliabile verificare la normativa specifica applicabile alla propria posizione contributiva.
Come presentare la domanda di congedo parentale
La richiesta per il congedo parentale deve essere presentata esclusivamente in modalità telematica all’INPS. I lavoratori dipendenti possono utilizzare uno dei seguenti canali:
- Servizio online del portale INPS: accedendo con le proprie credenziali (SPID, CIE o CNS).
- Contact Center Integrato: chiamando il numero verde dedicato.
- Patronati: rivolgendosi agli enti di patronato e intermediari dell’Istituto.
La domanda deve essere presentata prima dell’inizio del periodo di astensione richiesto. È inoltre necessario comunicare la propria assenza al datore di lavoro, rispettando i termini di preavviso previsti dal contratto collettivo di riferimento.
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