Le piattaforme di vendita di biglietti TicketOne e Vivaticket sono state oggetto di una diffida formale per presunte pratiche commerciali scorrette e la presenza di clausole vessatorie nei loro contratti. La contestazione si concentra sulla limitazione del diritto dei consumatori a ottenere un rimborso integrale qualora un evento venga annullato, sollevando questioni importanti sulla tutela di chi acquista biglietti per concerti, spettacoli e manifestazioni.
Le clausole contestate: il nodo delle commissioni di servizio
Il punto centrale della diffida riguarda le condizioni generali di contratto applicate dalle due società. Secondo l’analisi, queste condizioni conterrebbero clausole che limitano in modo illegittimo i diritti degli acquirenti. In particolare, viene contestata la pratica di escludere dal rimborso le commissioni di servizio in caso di cancellazione dell’evento.
Questa pratica viene definita come palesemente vessatoria. Quando un consumatore acquista un biglietto, paga un prezzo totale che include sia il costo facciale del biglietto sia una commissione per il servizio di vendita e prenotazione. Se l’evento viene annullato per cause non imputabili al consumatore, il suo diritto è quello di vedersi restituita l’intera somma versata. La separazione artificiosa tra il costo del biglietto e quello del servizio viene considerata una violazione del Codice del Consumo, poiché il servizio di vendita è funzionale e inscindibile dall’evento stesso: se l’evento non si tiene, anche il servizio di intermediazione perde la sua utilità.
Non solo rimborsi: altre pratiche sotto esame
Oltre alla questione fondamentale delle commissioni, la diffida solleva altre criticità relative alle condizioni contrattuali e alle procedure imposte ai consumatori. Queste pratiche, nel loro insieme, creerebbero un significativo squilibrio a danno degli acquirenti.
Tra i punti contestati figurano:
- Limitazioni di responsabilità: Clausole che tendono a escludere o ridurre la responsabilità delle società di ticketing in diverse circostanze, lasciando il consumatore con minori tutele.
- Procedure onerose per il rimborso: Vengono criticate le modalità complesse e talvolta costose che il consumatore deve seguire per richiedere un rimborso. Un esempio citato è l’obbligo, nel caso di TicketOne, di spedire i biglietti cartacei tramite raccomandata a proprie spese, un onere aggiuntivo non giustificato.
- Gestione dei dati personali: Sono stati sollevati dubbi anche sulla conformità con le normative sulla privacy. In particolare, per Vivaticket, si contesta l’utilizzo dei dati di pagamento per finalità diverse da quelle strettamente necessarie alla transazione autorizzata dal cliente.
Diritti dei consumatori e azioni a tutela
In caso di evento annullato, il consumatore ha diritto al rimborso di tutte le somme versate per l’acquisto del titolo di accesso. Questo principio si applica all’intero importo pagato, che comprende non solo il prezzo del biglietto, ma anche i costi di prevendita e le commissioni di servizio. Trattenere queste ultime somme costituisce una pratica commercialmente scorretta.
L’azione di diffida rappresenta un primo passo formale per chiedere alle aziende di modificare le loro condizioni contrattuali e allinearsi alle normative a tutela del consumatore. In assenza di un riscontro positivo, potrebbero essere avviate azioni legali più incisive, come un’azione inibitoria collettiva per fermare le pratiche contestate e possibili azioni di classe per ottenere il giusto risarcimento per i clienti danneggiati. La questione potrebbe inoltre essere portata all’attenzione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) per una valutazione formale sulla correttezza del comportamento delle due società.
È fondamentale che i consumatori siano consapevoli dei propri diritti e verifichino sempre le condizioni di vendita prima di completare un acquisto. In caso di problemi, è importante non rassegnarsi e cercare le tutele previste dalla legge.
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