In seguito alla recente approvazione dell’AI Act da parte del Parlamento europeo, il Garante per la protezione dei dati personali ha inviato una segnalazione ufficiale al Parlamento e al Governo italiano. La comunicazione, firmata dal Presidente Pasquale Stanzione, propone l’Autorità Garante come organo nazionale competente per l’attuazione del nuovo regolamento sull’intelligenza artificiale, sottolineando la necessità di garantire un elevato livello di tutela dei diritti fondamentali dei cittadini.
Cos’è l’AI Act europeo e perché è una svolta
L’AI Act è il primo quadro normativo completo al mondo sull’intelligenza artificiale. Il suo obiettivo è regolamentare lo sviluppo e l’utilizzo dei sistemi di IA all’interno dell’Unione Europea, assicurando che siano sicuri, trasparenti e rispettosi dei diritti fondamentali. Il regolamento adotta un approccio basato sul rischio, classificando le applicazioni di IA in diverse categorie a seconda del potenziale impatto sulle persone.
Questo approccio prevede:
- Sistemi a rischio inaccettabile: Tecnologie considerate una minaccia per le persone, che verranno vietate. Tra queste rientrano i sistemi di “social scoring” (punteggio sociale) da parte dei governi e l’IA che utilizza tecniche manipolative subliminali.
- Sistemi ad alto rischio: Applicazioni che possono avere un impatto significativo sulla sicurezza o sui diritti fondamentali delle persone. Rientrano in questa categoria i sistemi utilizzati in infrastrutture critiche, istruzione, selezione del personale, accesso al credito e giustizia. Questi sistemi dovranno sottostare a obblighi rigorosi prima di poter essere immessi sul mercato.
- Sistemi a rischio limitato: Comprendono sistemi di IA con obblighi di trasparenza specifici. Ad esempio, quando si utilizzano chatbot, gli utenti devono essere informati che stanno interagendo con una macchina.
- Sistemi a rischio minimo: La stragrande maggioranza delle applicazioni di IA attualmente in uso, come i filtri antispam o i videogiochi basati sull’IA, che non sono soggette a obblighi specifici.
La proposta del Garante della Privacy come autorità di controllo
Nella sua comunicazione, il Presidente Stanzione evidenzia come il Garante per la protezione dei dati personali possieda già i requisiti di competenza e indipendenza necessari per svolgere il ruolo di autorità di vigilanza sull’IA. La proposta si fonda su una stretta connessione tra la disciplina dell’intelligenza artificiale e quella della protezione dei dati personali.
Molti sistemi di IA, infatti, si basano sull’analisi di enormi quantità di dati, spesso di natura personale. Lo stesso AI Act, ricorda il Garante, si fonda sull’articolo 16 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, che costituisce anche la base giuridica del GDPR (Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati). Affidare a un’unica autorità il controllo su entrambe le materie garantirebbe una sinergia fondamentale per l’effettività dei diritti e delle tutele, evitando frammentazioni e sovrapposizioni di competenze.
Le implicazioni per i diritti dei consumatori
La scelta dell’autorità nazionale di vigilanza non è una questione puramente tecnica, ma ha conseguenze dirette sulla vita dei consumatori e dei cittadini. Un’intelligenza artificiale non adeguatamente regolamentata può comportare rischi significativi, come decisioni automatizzate discriminatorie che possono influenzare l’accesso a un lavoro, a un prestito o a un servizio essenziale. La mancanza di trasparenza può impedire a un individuo di comprendere perché una decisione è stata presa e come contestarla.
Un’autorità di vigilanza forte e competente, come si propone di essere il Garante, avrebbe il compito di assicurare che i diritti dei cittadini siano protetti. Questo si traduce in tutele concrete, come il diritto a ottenere un intervento umano nel caso di decisioni automatizzate ad alto impatto, la garanzia che i sistemi di IA non siano basati su dati distorti che portano a risultati discriminatori e il potere di sanzionare le aziende che violano le regole. La decisione del Governo e del Parlamento su questo tema sarà quindi cruciale per definire il futuro della tutela dei diritti nell’era digitale.
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