Un decesso avvenuto in circostanze ancora da chiarire presso l’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento ha portato all’apertura di un’indagine da parte della Procura della Repubblica. La morte di un uomo di 64 anni, originario di Campobello di Licata, è al centro di una denuncia presentata dalla moglie, che ipotizza gravi negligenze da parte del personale sanitario. A sostegno della richiesta di verità, anche un’associazione di consumatori ha depositato un esposto per sollecitare un’inchiesta approfondita.

La dinamica dei fatti secondo la denuncia

Secondo quanto ricostruito nella denuncia della moglie, il paziente avrebbe vissuto ore di attesa prima di ricevere le cure necessarie. Solo dopo le insistenze della donna, l’uomo sarebbe stato trasferito in ambulatorio per accertamenti. Una prima tomografia computerizzata (Tac) avrebbe rivelato la presenza di liquido toracico, rendendo necessario l’inserimento di un sondino.

È proprio questa procedura a essere al centro dei dubbi della famiglia. La denuncia sostiene che l’operazione sia stata eseguita in modo errato. A suffragare questa ipotesi, una seconda Tac avrebbe successivamente evidenziato la presenza di un ematoma. Da quel momento, le condizioni del paziente sarebbero precipitate rapidamente, fino al decesso. La sequenza degli eventi e le procedure adottate sono ora al vaglio degli inquirenti per verificare la correttezza dell’operato medico.

L’avvio dell’indagine e la richiesta di chiarezza

In seguito alla denuncia della famiglia, la Procura della Repubblica di Agrigento ha avviato un’indagine per fare piena luce sulla vicenda. Un passo fondamentale dell’inchiesta è stata la disposizione dell’autopsia sul corpo del 64enne, un esame cruciale per determinare con esattezza le cause della morte e accertare l’eventuale nesso tra la procedura medica e il tragico epilogo.

Parallelamente all’azione legale della famiglia, l’associazione Codici ha presentato un esposto formale per chiedere che ogni aspetto della vicenda venga esaminato con il massimo rigore. L’obiettivo è stabilire se si sia trattato di un caso di malasanità e se vi siano responsabilità da parte della struttura ospedaliera o dei singoli operatori sanitari. L’intervento dell’associazione sottolinea l’importanza di garantire la trasparenza e la sicurezza delle cure per tutti i cittadini.

Sospetta malasanità: diritti e tutele per i pazienti

Quando un paziente o i suoi familiari nutrono dubbi sulla qualità delle cure ricevute e sospettano un caso di errore medico, è fondamentale conoscere gli strumenti a propria disposizione per tutelare i propri diritti. La legge prevede un percorso chiaro per accertare eventuali responsabilità e ottenere un risarcimento per i danni subiti.

Ecco i passi principali che un cittadino può intraprendere in queste situazioni:

  • Richiedere la cartella clinica: È il primo e più importante documento da acquisire. Contiene tutte le informazioni sul ricovero, le diagnosi, le terapie e gli esami effettuati. La struttura sanitaria è obbligata a fornirne una copia.
  • Ottenere una consulenza medico-legale: Far analizzare la documentazione da un medico legale di parte è essenziale per valutare se vi siano stati errori, negligenze o imprudenze da parte del personale sanitario.
  • Presentare una denuncia-querela: Se la perizia conferma il sospetto di malasanità, è possibile sporgere denuncia presso la Procura della Repubblica o le forze dell’ordine per avviare un procedimento penale.
  • Avviare un’azione civile: Indipendentemente dall’esito del procedimento penale, è possibile intentare una causa civile per richiedere il risarcimento di tutti i danni, patrimoniali e non, derivanti dall’errore medico.

Affrontare un percorso legale in ambito sanitario può essere complesso. Per questo, ricevere il supporto di professionisti specializzati e di associazioni a tutela dei consumatori può fare la differenza nel far valere i propri diritti.

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Di admin