Una importante ordinanza della Cassazione, applicando i principi stabiliti dalla Corte Costituzionale, ha consolidato un diritto fondamentale per i coniugi con residenze in immobili diversi: la possibilità di beneficiare di una doppia esenzione IMU. Questa interpretazione supera il vecchio vincolo del nucleo familiare, legando l’agevolazione fiscale alla residenza anagrafica e alla dimora abituale del singolo possessore dell’immobile.

Il superamento del concetto di nucleo familiare

In passato, la normativa sull’IMU sull’abitazione principale è stata spesso interpretata in modo restrittivo. Molti Comuni negavano la doppia esenzione ai coniugi che, pur avendo residenze anagrafiche in case diverse, venivano considerati un unico nucleo familiare. Di conseguenza, l’agevolazione veniva concessa per un solo immobile, costringendo la coppia a scegliere quale delle due abitazioni designare come principale.

La svolta è arrivata con la sentenza n. 209 del 2022 della Corte Costituzionale, che ha dichiarato illegittima questa impostazione. La Consulta ha chiarito che il presupposto per l’esenzione non è la residenza del nucleo familiare, ma quella del singolo possessore dell’immobile. L’ordinanza della Cassazione n. 32339/2022 ha successivamente applicato questo principio, accogliendo il ricorso di una contribuente a cui era stata negata l’esenzione proprio sulla base del vecchio criterio.

I requisiti per l’esenzione sull’abitazione principale

A seguito di queste pronunce, la definizione di “abitazione principale” ai fini IMU è stata chiarita in modo definitivo. Per beneficiare dell’esenzione, un immobile deve soddisfare due condizioni fondamentali e simultanee per il soggetto passivo d’imposta (il proprietario o titolare di altro diritto reale):

  • Residenza anagrafica: Il possessore deve avere la propria residenza iscritta nei registri anagrafici del Comune in cui si trova l’immobile.
  • Dimora abituale: Il possessore deve effettivamente e abitualmente vivere nell’immobile. Questo non è un requisito puramente formale, ma una condizione di fatto che i Comuni possono verificare tramite controlli, ad esempio analizzando i consumi delle utenze (acqua, luce, gas).

Se entrambi i coniugi soddisfano questi requisiti per due immobili diversi, situati nello stesso Comune o in Comuni differenti, entrambi hanno diritto all’esenzione IMU sulla propria abitazione principale. Non ha più alcuna rilevanza il fatto che appartengano allo stesso nucleo familiare.

Diritti e tutele per i contribuenti: rimborsi e ricorsi

Questa evoluzione giurisprudenziale apre scenari importanti per i consumatori, non solo per il futuro ma anche per il passato. I contribuenti che si trovano in questa situazione hanno a disposizione strumenti concreti per far valere i propri diritti.

Richiesta di rimborso

Chi ha pagato l’IMU negli anni passati su un immobile che, secondo i nuovi criteri, avrebbe avuto diritto all’esenzione, può presentare un’istanza di rimborso al Comune. Il termine per richiedere il rimborso è di cinque anni dalla data del versamento. È fondamentale documentare adeguatamente la sussistenza dei requisiti di residenza anagrafica e dimora abituale per il periodo per cui si chiede la restituzione dell’imposta.

Opposizione agli avvisi di accertamento

Nel caso in cui un Comune emetta un avviso di accertamento per il mancato pagamento dell’IMU, contestando l’esenzione a uno dei coniugi, il contribuente può impugnare l’atto. Il ricorso dovrà basarsi proprio sulla sentenza della Corte Costituzionale e sulla successiva giurisprudenza della Cassazione, che hanno sancito l’illegittimità della pretesa fiscale basata sul solo concetto di nucleo familiare.

In conclusione, la nuova interpretazione offre maggiore certezza e tutela ai coniugi che, per motivi di lavoro o altre necessità personali, vivono stabilmente in abitazioni diverse. Il diritto all’esenzione IMU è ora un diritto individuale, basato su requisiti oggettivi e verificabili.

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Di admin