Il sovraindebitamento è una condizione di difficoltà economica grave e persistente che impedisce a un soggetto di onorare i propri debiti con le risorse disponibili. Si tratta di una situazione che colpisce un numero crescente di famiglie e piccole imprese in Italia, spesso a causa di eventi imprevisti come la perdita del lavoro, una malattia o una crisi economica. Fortunatamente, la normativa italiana prevede strumenti specifici per affrontare queste crisi, offrendo una via d’uscita legale e sostenibile.

Cos’è il sovraindebitamento e a chi si rivolge

Per la legge, si trova in stato di sovraindebitamento chi vive in uno squilibrio duraturo tra le obbligazioni assunte (come rate di mutui, finanziamenti e altre spese) e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte. In parole semplici, significa non avere abbastanza denaro o beni facilmente vendibili per pagare i debiti accumulati.

Le tutele legali sono pensate per tutti i soggetti che non possono accedere alle procedure fallimentari tradizionali, riservate alle grandi imprese. Possono quindi beneficiare di queste norme:

  • Consumatori: persone fisiche che hanno contratto debiti per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale.
  • Professionisti e lavoratori autonomi: come avvocati, medici, artigiani e consulenti.
  • Piccoli imprenditori: che non superano le soglie dimensionali previste per il fallimento.
  • Imprese agricole: indipendentemente dalle loro dimensioni.
  • Start-up innovative e altri soggetti specifici previsti dalla legge.

L’obiettivo principale di queste procedure è consentire al debitore di pagare quanto realisticamente possibile, ottenendo la cancellazione (esdebitazione) del debito residuo e potendo così ripartire con una nuova vita economica.

Le procedure legali per uscire dai debiti

La normativa, nota in passato come Legge 3/2012 e oggi integrata nel Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza, offre diverse strade per gestire il sovraindebitamento. La scelta dipende dalla situazione specifica del debitore. Le principali opzioni sono tre, e richiedono l’intervento del Tribunale e di un Organismo di Composizione della Crisi (OCC), un ente terzo e imparziale che assiste il debitore e valuta la fattibilità del piano.

1. Piano di ristrutturazione dei debiti del consumatore

Questa procedura è riservata esclusivamente ai consumatori. Il debitore propone un piano di pagamenti sostenibile, basato sulle proprie capacità economiche. A differenza di altre procedure, non è necessario il consenso dei creditori. Sarà il giudice a omologare il piano se lo riterrà fattibile e se il consumatore dimostrerà di non aver causato il proprio indebitamento con dolo o colpa grave (principio di meritevolezza).

2. Concordato minore

Destinato a professionisti e piccole imprese, questo strumento permette di presentare una proposta di pagamento parziale o dilazionato ai creditori. Per essere approvato, il piano deve ottenere il consenso di un numero di creditori che rappresenti la maggioranza dei crediti. È una soluzione che cerca un equilibrio tra le esigenze del debitore e gli interessi dei creditori.

3. Liquidazione controllata del patrimonio

Questa è la soluzione più drastica e si applica quando le altre non sono percorribili. Il debitore mette a disposizione tutto il suo patrimonio (ad eccezione dei beni essenziali per vivere e lavorare) per soddisfare i creditori. Un liquidatore nominato dal Tribunale si occuperà di vendere i beni e distribuire il ricavato. Al termine della procedura, che ha una durata definita, il debitore ottiene l’esdebitazione, cioè la cancellazione di tutti i debiti non pagati.

Soluzioni alternative: la negoziazione e il saldo e stralcio

Oltre alle vie legali, esistono soluzioni stragiudiziali che possono risolvere il problema del debito. La più comune è il cosiddetto “saldo e stralcio”. Si tratta di un accordo diretto con il creditore (banca, finanziaria, ecc.) per chiudere la posizione debitoria pagando una somma inferiore rispetto al debito totale, ma in un’unica soluzione o in poche rate ravvicinate.

Questa opzione è spesso vantaggiosa anche per i creditori, specialmente quando hanno a che fare con crediti deteriorati (NPL – Non Performing Loans). Un credito deteriorato è un prestito la cui riscossione è diventata incerta. Per la banca, recuperare anche solo una parte del credito subito è spesso preferibile a intraprendere lunghe e costose azioni legali dal risultato incerto. La negoziazione, se condotta con l’aiuto di esperti, può portare a riduzioni significative del debito.

Diritti e azioni pratiche per il consumatore

Se ti trovi in una situazione di sovraindebitamento, è fondamentale agire in modo tempestivo e consapevole. Ecco alcuni passi concreti da seguire:

  • Non ignorare il problema: Nascondere la testa sotto la sabbia peggiora solo la situazione. Affrontare il problema è il primo passo per risolverlo.
  • Fai un bilancio chiaro: Metti nero su bianco tutti i tuoi debiti, i creditori, le rate mensili e tutte le tue entrate e beni. Avere un quadro preciso è essenziale.
  • Conserva tutta la documentazione: Raccogli contratti, solleciti di pagamento, estratti conto e qualsiasi altra comunicazione relativa ai tuoi debiti.
  • Cerca assistenza qualificata: Le procedure di sovraindebitamento sono complesse. È indispensabile rivolgersi a professionisti esperti, come avvocati specializzati o associazioni di consumatori, che possano analizzare il tuo caso e indicarti la soluzione migliore.

Ricorda che avviare una delle procedure legali sospende automaticamente tutte le azioni esecutive individuali (come pignoramenti) da parte dei creditori, offrendo un’immediata boccata d’ossigeno.

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Di admin