Il pignoramento della pensione rappresenta una delle procedure di recupero crediti più delicate, poiché incide direttamente sul sostentamento di persone spesso in condizioni di vulnerabilità. Recentemente, la normativa in materia è stata modificata per offrire una maggiore tutela ai pensionati. Le novità, introdotte con la conversione del Decreto Aiuti bis, hanno aggiornato l’articolo 545 del Codice di procedura civile, stabilendo nuovi limiti all’espropriazione forzata delle somme percepite a titolo di pensione.

Le nuove soglie di impignorabilità per le pensioni

La modifica principale all’articolo 545 c.p.c. riguarda l’aumento della quota di pensione che non può essere in alcun modo pignorata. La nuova regola stabilisce che le somme dovute a titolo di pensione, indennità sostitutive o altri assegni di quiescenza sono impignorabili per un importo corrispondente al doppio della misura massima mensile dell’assegno sociale. Inoltre, viene fissato un limite minimo di impignorabilità assoluta pari a 1.000 euro.

Questo significa che la parte della pensione che non può essere toccata dai creditori è la più alta tra due valori:

  • Il doppio dell’assegno sociale.
  • La soglia fissa di 1.000 euro.

Poiché l’importo dell’assegno sociale viene aggiornato annualmente, anche la soglia di impignorabilità è variabile. Ad esempio, per il 2024, con un assegno sociale di circa 534 euro, il doppio corrisponde a circa 1.068 euro. Di conseguenza, per quest’anno, nessuna pensione può essere pignorata al di sotto di questa cifra, garantendo così una protezione superiore al minimo legale di 1.000 euro. Solo la parte della pensione che eccede questa soglia può essere soggetta a pignoramento.

Come si calcola la quota pignorabile

Una volta determinata la parte di pensione che supera il limite impignorabile, su questa eccedenza si applicano le regole di pignorabilità previste dalla legge. La quota che può essere effettivamente prelevata dipende dalla natura del credito che ha dato origine al pignoramento. La normativa stabilisce limiti precisi per proteggere ulteriormente il debitore.

Le principali casistiche sono le seguenti:

  • Crediti alimentari: Se il debito riguarda il mancato versamento di assegni di mantenimento o alimenti, il pignoramento può arrivare fino a un terzo della parte eccedente il minimo vitale.
  • Crediti dello Stato e altri enti pubblici: Per debiti come tasse, imposte o multe non pagate, la quota pignorabile è di un quinto dell’eccedenza.
  • Altri crediti (es. finanziamenti, prestiti): Per tutte le altre tipologie di debito, come quelli derivanti da prestiti personali, mutui o finanziamenti non onorati, il limite è fissato a un quinto dell’eccedenza.
  • Concorso di più cause: Se sullo stesso pensionato gravano più pignoramenti di diversa natura, il prelievo totale non può superare la metà della parte di pensione che eccede il minimo impignorabile.

Cosa cambia in pratica per i consumatori

L’introduzione di un minimo vitale garantito di 1.000 euro e l’innalzamento della soglia al doppio dell’assegno sociale rappresentano un significativo passo avanti nella tutela dei pensionati. In precedenza, il limite era fissato a una volta e mezza l’assegno sociale, senza un importo minimo fisso. La nuova norma assicura che anche i titolari di pensioni basse possano conservare una somma adeguata a condurre una vita dignitosa.

Un esempio pratico

Consideriamo un pensionato con un assegno mensile di 1.600 euro e un debito derivante da un finanziamento non pagato. Con le nuove regole (basate sui valori 2024):

  1. Calcolo del minimo impignorabile: Il doppio dell’assegno sociale è circa 1.068 euro. Questa è la quota intoccabile.
  2. Calcolo della parte eccedente: 1.600 euro (pensione) – 1.068 euro (minimo impignorabile) = 532 euro.
  3. Calcolo della quota pignorabile: Poiché si tratta di un credito generico, il pignoramento può essere al massimo di un quinto dell’eccedenza. Quindi: 532 euro / 5 = 106,40 euro.

In questo caso, il creditore potrà pignorare mensilmente 106,40 euro, mentre al pensionato rimarranno 1.493,60 euro.

Diritti e tutele in caso di pignoramento

È fondamentale che i consumatori siano consapevoli dei propri diritti. Se si riceve un atto di pignoramento, è importante verificare che i calcoli effettuati dal creditore rispettino i limiti imposti dalla legge. Qualsiasi prelievo che intacchi la soglia minima impignorabile è illegittimo e può essere contestato. In questi casi, è consigliabile rivolgersi a professionisti o associazioni di consumatori per ottenere una valutazione corretta della propria situazione e, se necessario, presentare opposizione.

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Di admin