L’assegno circolare è uno strumento di pagamento ampiamente utilizzato per la sua sicurezza, ma è soggetto a normative precise per garantire la tracciabilità delle transazioni. Una delle regole fondamentali riguarda l’obbligo di apporre la clausola “non trasferibile”, una misura introdotta per contrastare il riciclaggio di denaro.
Quando la clausola “non trasferibile” è obbligatoria
La normativa antiriciclaggio stabilisce regole chiare per l’utilizzo degli assegni circolari, bancari e postali. La clausola “non trasferibile” è obbligatoria per tutti gli assegni di importo pari o superiore a 1.000 euro. Questo significa che un assegno di tale importo può essere incassato esclusivamente dal beneficiario indicato sul titolo, impedendone la cessione a terzi.
Questa disposizione, in vigore dal 2011, ha lo scopo di assicurare la piena tracciabilità dei flussi finanziari. Per adeguarsi a questa normativa, le banche e gli uffici postali emettono di default i libretti di assegni con la dicitura “non trasferibile” prestampata. In questo modo, il rischio di emettere un assegno non conforme alla legge per distrazione è notevolmente ridotto.
Come richiedere un assegno trasferibile
È ancora possibile ottenere un assegno in forma libera, ovvero trasferibile, ma solo a condizioni molto specifiche. Il cliente può farne esplicita richiesta alla propria banca solo se l’importo dell’assegno è inferiore a 1.000 euro. La richiesta deve essere volontaria e consapevole, e comporta il pagamento di un’imposta di bollo di 1,50 euro per ogni assegno emesso in questa modalità.
Le condizioni per ottenere un assegno trasferibile sono quindi:
- L’importo deve essere inferiore a 1.000 euro.
- Il cliente deve presentare una richiesta esplicita e scritta all’istituto di credito.
- È previsto il pagamento di un’imposta di bollo di 1,50 euro per ciascun modulo.
Questa opzione è pensata per esigenze specifiche di circolazione del titolo per importi contenuti, ma rappresenta un’eccezione alla regola generale della non trasferibilità.
Rischi e sanzioni per il mancato rispetto delle regole
L’utilizzo di un assegno non conforme alle normative espone a sanzioni amministrative pecuniarie significative sia chi emette il titolo sia chi lo accetta e lo incassa. La responsabilità è condivisa, poiché entrambi i soggetti contribuiscono a una transazione non tracciabile.
Le sanzioni previste sono severe. Per le violazioni commesse a partire dal 1° gennaio 2022, la sanzione minima è fissata a 1.000 euro. Tuttavia, la legge prevede una maggiore clemenza per le irregolarità di importo limitato e di minore gravità. Se la violazione riguarda importi inferiori a 30.000 euro, la sanzione minima può essere ridotta al 10% dell’importo trasferito in modo irregolare.
Cosa deve fare il consumatore
Per evitare problemi e sanzioni, è fondamentale prestare attenzione a poche e semplici regole quando si emette o si riceve un assegno:
- Se emetti un assegno: assicurati che la clausola “non trasferibile” sia presente se l’importo è di 1.000 euro o superiore.
- Se ricevi un assegno: verifica sempre l’importo. Se è uguale o superiore a 1.000 euro, controlla che la dicitura “non trasferibile” sia presente. In caso contrario, non accettarlo e chiedi che venga emesso un nuovo assegno conforme alla legge.
- Per importi inferiori a 1.000 euro: puoi decidere se utilizzare un assegno trasferibile, tenendo conto del costo aggiuntivo e delle implicazioni sulla circolazione del titolo.
Rispettare queste norme non è solo un obbligo di legge, ma anche una forma di tutela per la propria sicurezza finanziaria, evitando di essere coinvolti, anche involontariamente, in operazioni poco trasparenti.
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