Molti consumatori che hanno firmato una fideiussione omnibus a garanzia di un prestito potrebbero avere importanti strumenti di difesa nei confronti delle banche. La questione riguarda i contratti basati su un modello standard predisposto dall’Associazione Bancaria Italiana (ABI), le cui clausole sono state giudicate lesive della concorrenza. Una storica sentenza della Cassazione a Sezioni Unite ha stabilito che tali fideiussioni sono affette da nullità parziale, con conseguenze significative per i diritti dei garanti.

Cosa sono le fideiussioni omnibus e il modello ABI

La fideiussione omnibus è un contratto con cui un soggetto, il garante, si impegna a coprire tutti i debiti, presenti e futuri, di un’altra persona (il debitore principale) nei confronti di una banca. Data la sua ampia portata, questo tipo di garanzia è stato a lungo utilizzato dagli istituti di credito per ridurre i rischi legati alla concessione di finanziamenti.

Per standardizzare queste garanzie, l’ABI aveva predisposto uno schema contrattuale uniforme, adottato dalla maggior parte delle banche italiane. Tuttavia, nel 2005, un’indagine della Banca d’Italia ha accertato che alcune clausole di questo modello violavano la normativa antitrust, in quanto frutto di un’intesa restrittiva della concorrenza tra gli istituti di credito.

Le clausole nulle e la decisione della Cassazione

Il provvedimento della Banca d’Italia ha individuato specifiche clausole dello schema ABI come problematiche. Queste clausole, di fatto, aggravavano la posizione del garante a esclusivo vantaggio del sistema bancario. Con la sentenza n. 41994 del 30 dicembre 2021, la Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha risolto un lungo dibattito giuridico, stabilendo un principio fondamentale: le fideiussioni che riproducono queste clausole non sono interamente nulle, ma solo parzialmente.

Ciò significa che il contratto di garanzia rimane valido ed efficace, ma le singole clausole illecite sono da considerarsi nulle e, quindi, come se non fossero mai state scritte. Le clausole più comuni dichiarate nulle sono:

  • La clausola di “reviviscenza”: prevedeva che il garante dovesse rispondere dei debiti anche nel caso in cui le obbligazioni del debitore principale fossero state annullate o revocate.
  • La deroga all’articolo 1957 del Codice Civile: esonerava la banca dall’obbligo di agire contro il debitore principale entro sei mesi dalla scadenza del debito, pena la perdita della garanzia.
  • La clausola di “sopravvivenza”: obbligava il garante a rimborsare immediatamente la banca “a semplice richiesta scritta”, impedendogli di opporre le eccezioni che avrebbe potuto sollevare il debitore principale.

Quali sono le conseguenze pratiche per il garante

La nullità parziale di queste clausole offre ai garanti importanti tutele. L’effetto più rilevante riguarda la decadenza della banca dal diritto di richiedere il pagamento al fideiussore. Se la clausola di deroga all’articolo 1957 c.c. è nulla, la banca è tenuta a rispettare i termini di legge per agire contro il debitore principale.

In pratica, se la banca non avvia le azioni legali contro il debitore entro sei mesi dalla scadenza dell’obbligazione principale, il garante è liberato da ogni impegno. Questo principio ha portato a numerose sentenze favorevoli ai consumatori, con la revoca di decreti ingiuntivi anche per importi molto elevati. Il garante, quindi, non è più tenuto a pagare un debito che la banca non ha perseguito tempestivamente secondo le regole del Codice Civile.

Come verificare la propria fideiussione e tutelarsi

Per un consumatore che ha firmato una fideiussione omnibus, è fondamentale verificare se il proprio contratto contiene le clausole incriminate. Il primo passo è recuperare una copia del contratto di garanzia firmato con la banca. Successivamente, è necessario confrontare il testo delle clausole con quelle dichiarate nulle dalla giurisprudenza.

Se si riceve una richiesta di pagamento o un decreto ingiuntivo da parte della banca, è cruciale non ignorare la comunicazione e agire rapidamente. La presenza di queste clausole può costituire un valido motivo di opposizione legale. Data la complessità della materia, è consigliabile rivolgersi a esperti per un’analisi approfondita del contratto e per valutare le azioni più opportune a difesa dei propri diritti.

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Di admin