La sentenza della Corte Costituzionale n. 131 del 2022 ha segnato una svolta storica per il diritto di famiglia in Italia, stabilendo come regola l’attribuzione del doppio cognome ai figli. Questa decisione, mirata a superare una concezione patriarcale e a garantire la parità tra genitori, ha rappresentato un passo fondamentale verso il riconoscimento della pari dignità di entrambe le figure genitoriali. Tuttavia, un’analisi più approfondita rivela che questa giustizia potrebbe essere solo apparente, lasciando irrisolte alcune contraddizioni e disuguaglianze sistemiche.
La Sentenza della Corte Costituzionale: Cosa Cambia
La pronuncia della Consulta ha dichiarato incostituzionale l’automatismo che imponeva l’attribuzione del solo cognome paterno, considerandolo un retaggio discriminatorio. La nuova regola prevede che al figlio vengano assegnati i cognomi di entrambi i genitori, nell’ordine da loro concordato. I genitori mantengono la facoltà di decidere, di comune accordo, di attribuire soltanto uno dei due cognomi. In caso di disaccordo sull’ordine, la decisione viene rimessa al giudice, che agirà nell’esclusivo interesse del minore.
Le motivazioni della Corte si fondano su principi cardine della Costituzione:
- Identità del figlio: Il cognome è un elemento fondamentale dell’identità personale e deve rispecchiare il legame con entrambe le linee genitoriali.
- Uguaglianza dei genitori: L’imposizione del solo cognome paterno creava una disparità di trattamento, rendendo di fatto “invisibile” il contributo della madre all’identità familiare del figlio.
- Unità familiare: Secondo la Corte, l’unità della famiglia si rafforza attraverso l’uguaglianza e la parità, non attraverso l’imposizione unilaterale di un modello gerarchico.
Questa decisione si applica a tutti i figli, siano essi nati all’interno del matrimonio, fuori dal matrimonio o adottati, uniformando la disciplina e promuovendo un modello familiare basato sulla condivisione e sulla pari responsabilità.
Un’Uguaglianza Incompleta: I Limiti della Riforma
Nonostante l’indubbio valore simbolico e giuridico, la riforma sul cognome materno non elimina completamente la radice della disuguaglianza. La critica principale riguarda la natura stessa del cognome materno: nella quasi totalità dei casi, esso è a sua volta un cognome di origine paterna, ovvero quello del nonno materno. Di conseguenza, anche un doppio cognome come “Rossi Bianchi” (dove Rossi è il cognome del padre e Bianchi quello della madre) continua a rappresentare due linee familiari maschili.
La figura della madre, come individuo che dà origine a una discendenza, rimane ancora una volta in secondo piano. La sua identità è mediata da quella del proprio padre. Per raggiungere una parità sostanziale, alcuni commentatori hanno ipotizzato soluzioni più radicali, come l’introduzione di un meccanismo “matronimico”, che permetterebbe alla madre di diventare capostipite di un ramo familiare, ad esempio trasformando il suo nome proprio in un cognome per il figlio. Sebbene appaia come una proposta di rottura con la tradizione, essa evidenzia come la strada per una piena parità di genere sia ancora lunga e complessa.
Oltre il Cognome: La Parità di Genere nella Famiglia
Il principio di non discriminazione, invocato con forza dalla Corte Costituzionale, dovrebbe estendersi a tutti gli aspetti della vita familiare, ma spesso incontra resistenze in altri ambiti. La questione del cognome è solo la punta dell’iceberg di un sistema che, soprattutto in caso di separazione, tende a perpetuare squilibri a danno delle donne.
La stessa Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna, richiamata dalla Corte, sancisce la necessità di garantire:
- Gli stessi diritti e le stesse responsabilità durante il matrimonio e al momento del suo scioglimento.
- Gli stessi diritti e doveri come genitori, indipendentemente dalla situazione matrimoniale.
- Le medesime responsabilità in materia di tutela, curatela e affidamento dei figli.
Questi principi spesso non trovano piena applicazione nella prassi giudiziaria, dove il modello di affidamento condiviso si traduce frequentemente in un carico di cura e gestione quasi esclusivo per le madri. L’uguaglianza formale rischia di non corrispondere a un’uguaglianza sostanziale, penalizzando le donne e privando i padri della possibilità di esercitare pienamente il loro ruolo.
Diritti e Tutele per i Genitori: Come Orientarsi
La scelta del cognome è una delle prime decisioni importanti che i genitori sono chiamati a prendere. È fondamentale che entrambi siano consapevoli dei propri diritti e delle opzioni disponibili. La regola generale è l’accordo: la coppia decide insieme se attribuire il doppio cognome (e in quale ordine) o uno solo. In assenza di un’intesa, l’intervento del giudice diventa necessario per tutelare l’interesse del bambino.
Questo principio di accordo e pari responsabilità dovrebbe guidare tutte le scelte che riguardano i figli. Navigare le complesse dinamiche del diritto di famiglia, specialmente in situazioni di conflitto o separazione, richiede informazione e supporto qualificato. È essenziale che ogni genitore conosca i propri diritti e doveri per garantire decisioni equilibrate e giuste, che mettano sempre al primo posto il benessere dei minori.
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