Ricevere una multa per non aver comunicato i dati del conducente è un’esperienza comune per molti automobilisti. Si tratta di una sanzione accessoria che scatta quando, a seguito di un’infrazione che comporta la decurtazione di punti dalla patente, il proprietario del veicolo non informa le autorità su chi fosse alla guida al momento del fatto. Tuttavia, esiste un principio giuridico consolidato che può rendere questa seconda multa illegittima: la notifica tardiva del verbale principale.

L’obbligo di comunicare i dati del conducente

Secondo l’articolo 126-bis del Codice della Strada, quando viene commessa una violazione che prevede la perdita di punti e il conducente non viene identificato immediatamente (come nel caso di multe rilevate da autovelox o telecamere), il verbale viene notificato al proprietario del veicolo. Quest’ultimo ha l’obbligo di comunicare, entro 60 giorni dalla notifica, i dati anagrafici e della patente della persona che si trovava al volante.

Se il proprietario omette questa comunicazione senza un giustificato motivo, non subirà la decurtazione dei punti, ma riceverà una seconda sanzione pecuniaria, spesso di importo considerevole. Lo scopo di questa norma è individuare il responsabile effettivo dell’infrazione per applicare correttamente le sanzioni personali, come la perdita dei punti.

Illegittimità della sanzione se il primo verbale è tardivo

Il punto cruciale per la difesa del consumatore risiede nei termini di notifica del primo verbale, quello relativo all’infrazione originaria (ad esempio, eccesso di velocità). La legge stabilisce che la multa debba essere notificata al proprietario del veicolo entro 90 giorni dalla data dell’accertamento.

La giurisprudenza, inclusa quella della Corte di Cassazione, ha chiarito che il rispetto di questo termine non è solo un requisito formale, ma una garanzia fondamentale per il diritto di difesa del cittadino. La tempestività della notifica serve a mettere il proprietario nelle condizioni di poter ricordare chi stesse utilizzando il veicolo in una data specifica. Con il passare del tempo, infatti, i ricordi svaniscono e diventa difficile, se non impossibile, fornire con certezza i dati richiesti.

Di conseguenza, se la notifica della prima multa avviene oltre il termine di 90 giorni, l’obbligo di comunicare i dati del conducente viene meno. La richiesta dell’autorità diventa illegittima perché si basa su un atto (il primo verbale) notificato in ritardo. Pertanto, anche la successiva multa per omessa comunicazione dei dati è da considerarsi nulla e può essere annullata.

Cosa fare per difendersi: i passaggi da seguire

Se hai ricevuto una multa per omessa comunicazione dei dati del conducente, non è detto che tu debba pagarla. Prima di procedere, è essenziale effettuare alcune verifiche per capire se esistono i presupposti per un ricorso. Ecco i passaggi da seguire:

  • Recupera il primo verbale: Trova la multa originale, quella per cui ti sono stati richiesti i dati del conducente (es. eccesso di velocità, passaggio con il semaforo rosso).
  • Verifica le date: Controlla due date fondamentali: la data in cui è stata commessa l’infrazione e la data in cui ti è stato notificato quel primo verbale. La data di notifica è quella in cui hai ricevuto l’atto o, in caso di assenza, quella del ritiro o della compiuta giacenza.
  • Calcola i giorni: Conta i giorni trascorsi tra la data dell’infrazione e la data della notifica. Se il numero di giorni è superiore a 90, la notifica è tardiva.
  • Valuta il ricorso: Se la notifica del primo verbale è effettivamente avvenuta oltre i 90 giorni, hai ottime probabilità di vincere un ricorso contro la seconda multa, quella per l’omessa comunicazione. Puoi presentare opposizione al Giudice di Pace o al Prefetto, allegando la documentazione che prova il ritardo.

È importante agire tempestivamente, rispettando i termini previsti dalla legge per presentare ricorso (solitamente 30 giorni per il Giudice di Pace e 60 per il Prefetto dalla notifica del secondo verbale).

In conclusione, il diritto alla difesa del cittadino è tutelato anche attraverso la scansione temporale degli atti amministrativi. Una notifica tardiva compromette questa possibilità e, come stabilito dalla giurisprudenza, rende illegittime le sanzioni che ne derivano.

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Di admin