Quando un paziente ritiene di aver subito un danno a causa di un trattamento sanitario, intraprendere un’azione legale per ottenere un risarcimento richiede la comprensione di un principio fondamentale: l’onere della prova. Una recente sentenza ha ribadito che spetta al paziente dimostrare in modo chiaro il collegamento diretto, noto come nesso di causa, tra l’operato del medico e il peggioramento delle proprie condizioni di salute. Senza questa prova, la richiesta di risarcimento è destinata a fallire.

L’onere della prova nella responsabilità sanitaria

Nel contesto della responsabilità medica, la legge stabilisce una precisa ripartizione dei compiti probatori tra paziente e struttura sanitaria (o singolo medico). Questo meccanismo serve a bilanciare le posizioni delle parti, garantendo che le accuse siano fondate su elementi concreti.

Il percorso che il paziente deve seguire si articola in due passaggi essenziali:

  1. Dimostrare il danno: Il primo passo consiste nel provare di aver subito un peggioramento del proprio stato di salute o l’insorgenza di una nuova patologia in seguito a un trattamento medico. Non è sufficiente un esito non pienamente soddisfacente, ma serve un danno concreto alla salute.
  2. Provare il nesso causale: Questo è il punto cruciale. Il paziente deve dimostrare che quel danno specifico è stato causato direttamente dalla condotta del medico o dalla prestazione ricevuta presso la struttura sanitaria. Deve emergere un legame di causa-effetto tra il trattamento e il danno lamentato.

Solo dopo che il paziente ha fornito prove sufficienti su entrambi questi punti, l’onere si sposta sul medico o sulla struttura. A quel punto, per evitare la condanna al risarcimento, dovranno dimostrare di aver agito secondo le linee guida e le migliori pratiche mediche del settore (le cosiddette leges artis) o che il danno si è verificato per una causa a loro non imputabile, come una complicanza imprevedibile e inevitabile.

Un caso pratico: l’intervento di chirurgia estetica

Una decisione del Tribunale di Reggio Emilia ha illustrato perfettamente l’applicazione di questo principio. Il caso riguardava una donna che, a quasi nove anni di distanza da un intervento di mastoplastica additiva, aveva avviato un’azione legale contro il chirurgo e la clinica, lamentando un inestetismo dovuto a una lieve asimmetria del seno.

La paziente aveva basato la sua richiesta su un accertamento tecnico preventivo (ATP), una perizia richiesta prima della causa vera e propria. Tuttavia, il tribunale ha respinto la domanda di risarcimento. Le motivazioni della decisione sono state chiare:

  • Mancanza di prova del nesso: La paziente non è riuscita a dimostrare che l’asimmetria fosse una conseguenza diretta di un errore medico durante l’intervento.
  • Conclusioni incerte della perizia: Lo stesso accertamento tecnico, effettuato a così tanta distanza di tempo, non era riuscito a stabilire con certezza la colpa del medico. Anzi, ipotizzava che il problema potesse derivare da una “contrattura capsulare”, una complicanza nota, prevedibile ma non sempre prevenibile, in questo tipo di interventi.
  • Il fattore tempo: Il lungo periodo trascorso tra l’operazione e l’inizio dell’azione legale ha reso ancora più difficile ricostruire i fatti e stabilire un nesso causale certo.

In sostanza, poiché la causa del danno era rimasta incerta e la paziente non aveva fornito prove sufficienti a collegarla all’operato del medico, la sua domanda è stata rigettata.

Cosa significa per il consumatore provare il nesso causale

Per il paziente che intende chiedere un risarcimento, capire cosa significhi “provare il nesso causale” è fondamentale per evitare di intraprendere azioni legali destinate all’insuccesso. Non basta sentirsi danneggiati; è necessario costruire un caso solido basato su elementi oggettivi. Ecco alcuni passaggi pratici da considerare:

Raccogliere tutta la documentazione

È essenziale recuperare ogni documento relativo al proprio percorso clinico: cartelle cliniche complete, esami diagnostici prima e dopo il trattamento, consensi informati firmati e qualsiasi altra certificazione medica.

Ottenere una perizia medico-legale

Affidarsi a un medico legale di parte è un passo cruciale. Questo specialista può analizzare la documentazione, visitare il paziente e redigere una relazione tecnica che valuti se la condotta del medico sia stata conforme agli standard professionali e se il danno lamentato sia una conseguenza diretta di tale condotta.

Tempestività dell’azione

Come dimostra il caso analizzato, agire tempestivamente è importante. Con il passare del tempo, le prove possono diventare meno chiare e può risultare più difficile dimostrare il collegamento tra l’evento e il danno.

Le tutele per il paziente informato

Il principio secondo cui il paziente deve provare il nesso di causa non deve essere visto come un ostacolo insormontabile, ma come una garanzia di serietà del sistema giudiziario. Impedisce che vengano avviate cause basate solo su percezioni soggettive o su esiti sgraditi ma non derivanti da errori.

Per un consumatore, la lezione più importante è quella di agire in modo informato e preparato. Prima di avviare qualsiasi contenzioso, è fondamentale valutare con esperti legali e medico-legali la solidità del proprio caso, concentrandosi sulla capacità di dimostrare quel legame di causa-effetto che è il pilastro di ogni richiesta di risarcimento per responsabilità sanitaria.

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Di admin