Il Metaverso, un universo digitale dove le persone interagiscono tramite avatar, sta diventando un nuovo spazio di socializzazione e lavoro. Ma cosa succede quando i comportamenti superano il limite e diventano molestie? Un’aggressione virtuale può essere considerata un reato nel mondo reale? La questione è complessa e mette in luce la necessità di adattare le leggi a una realtà tecnologica in continua evoluzione.
Il caso che ha sollevato il problema
Il dibattito si è acceso a seguito di un episodio avvenuto su Horizon Worlds, la piattaforma di Meta. Una utente ha denunciato di essere stata vittima di molestie sessuali: il suo avatar è stato virtualmente “palpeggiato” da altri utenti, che hanno accompagnato l’atto con commenti sessisti. L’esperienza, sebbene avvenuta in un ambiente immateriale, ha generato un impatto psicologico concreto e negativo sulla vittima.
In risposta all’incidente, la società ha introdotto una funzione chiamata “Safe Zone” (Zona Sicura), che crea una bolla protettiva attorno all’avatar, impedendo ad altri di avvicinarsi. Sebbene sia una misura tecnica utile, la soluzione è stata criticata perché sposta sulla potenziale vittima l’onere di doversi proteggere, anziché prevenire alla radice la possibilità di compiere tali abusi.
La situazione legale in Italia
Dal punto di vista giuridico, perseguire le molestie nel Metaverso in Italia presenta delle sfide. Il nostro ordinamento non è stato pensato per gestire crimini commessi da rappresentazioni digitali di persone. Tuttavia, ciò non significa che esista un vuoto legale totale.
Perché non si configura la violenza sessuale
Il reato di violenza sessuale, disciplinato dall’articolo 609-bis del Codice Penale, richiede un contatto fisico diretto con la vittima. Poiché nel Metaverso l’interazione avviene tra avatar e manca il contatto corporeo materiale, questa specifica e grave fattispecie di reato non è, allo stato attuale, direttamente applicabile. Questa distinzione è fondamentale per comprendere i limiti dell’attuale quadro normativo.
Il reato di molestia come possibile risposta
La legge italiana offre però un altro strumento: l’articolo 660 del Codice Penale, che punisce la “molestia o disturbo alle persone”. La giurisprudenza ha interpretato questa norma in modo estensivo, arrivando a includere le cosiddette “molestie a sfondo sessuale”. Queste non richiedono necessariamente un contatto fisico e possono consistere in commenti volgari, corteggiamenti insistenti e invasivi o altri atti che turbano la quiete e la dignità della persona. Un’aggressione virtuale, come un palpeggiamento dell’avatar, può rientrare in questa categoria, poiché provoca un disturbo concreto e reale alla persona che controlla quell’avatar.
Cosa possono fare i consumatori per tutelarsi
L’impatto di una molestia virtuale non è meno reale di una subita fisicamente. È fondamentale che gli utenti siano consapevoli dei propri diritti e degli strumenti a disposizione per difendersi. L’immaterialità dell’ambiente non rende l’offesa inesistente, perché a subirla è una persona in carne e ossa.
Ecco alcune azioni concrete che si possono intraprendere:
- Utilizzare gli strumenti di sicurezza: Le principali piattaforme del Metaverso offrono funzioni come la “Safe Zone” o la “Bolla Personale” per impedire ad altri avatar di avvicinarsi troppo. È importante imparare a conoscerle e attivarle.
- Segnalare e bloccare: La prima azione da compiere è segnalare il comportamento molesto alla piattaforma e bloccare l’utente responsabile. Questo aiuta a prevenire future interazioni e fornisce dati utili ai gestori del servizio per intervenire.
- Raccogliere le prove: Se si subisce una molestia, è cruciale documentare l’accaduto. È consigliabile fare screenshot, registrare video, annotare i nomi degli avatar coinvolti, la data e l’ora dell’incidente. Queste prove sono essenziali per un’eventuale denuncia.
- Denunciare alle autorità: Una molestia nel Metaverso può e deve essere denunciata alle forze dell’ordine, come la Polizia Postale. Anche se il quadro normativo è in evoluzione, la denuncia è un passo fondamentale per affermare i propri diritti e contribuire a creare un ambiente digitale più sicuro.
In conclusione, sebbene manchi una legge specifica per i reati commessi nel Metaverso, le molestie sessuali virtuali non avvengono in un’area senza regole. Possono essere perseguite come reato di molestia. È auspicabile un intervento del legislatore per definire con maggiore chiarezza queste nuove forme di illecito, ma nel frattempo è importante non sottovalutare questi episodi e agire per tutelarsi.
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