La separazione dei genitori solleva questioni complesse, prima tra tutte quella relativa all’affidamento dei figli. Un punto fermo, ribadito dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 15815/2022, è che la distanza geografica tra le abitazioni di madre e padre non costituisce, di per sé, un ostacolo all’affido condiviso. Questo principio tutela il diritto fondamentale del minore a mantenere un rapporto continuativo ed equilibrato con entrambi i genitori.

Il principio dell’affido condiviso come regola

La legge italiana pone al centro il superiore interesse del minore. Per questo motivo, l’affidamento condiviso è considerato la modalità ordinaria di gestione dei figli in caso di separazione, divorzio o cessazione della convivenza. L’obiettivo è garantire il diritto alla cosiddetta “bigenitorialità”, ovvero la possibilità per il bambino di crescere mantenendo un legame affettivo stabile con entrambe le figure genitoriali.

L’affidamento a un solo genitore, definito “esclusivo”, rappresenta un’eccezione. Può essere disposto dal giudice solo quando l’affido condiviso risulti concretamente pregiudizievole per il benessere psicofisico del figlio. Non basta una semplice conflittualità tra i genitori o la loro difficoltà a comunicare; è necessario che la condotta di uno dei due sia tale da renderlo manifestamente inadeguato a svolgere il proprio ruolo.

La distanza geografica non è un ostacolo decisivo

La decisione della Cassazione chiarisce che la lontananza tra le case dei genitori è una questione di natura logistica e organizzativa, non un impedimento legale all’affido condiviso. Sebbene una distanza significativa possa rendere più complessa la gestione della quotidianità, non può essere usata come unica motivazione per escludere un genitore dalla vita del figlio.

Secondo i giudici, la distanza incide sulle modalità pratiche con cui si esercita il diritto di visita e di frequentazione, ma non sul principio della condivisione delle responsabilità educative e di crescita. Sarà compito del tribunale, o degli stessi genitori in via consensuale, stabilire un calendario di frequentazione che, pur tenendo conto delle difficoltà logistiche, assicuri al minore una presenza costante di entrambi i genitori nella sua vita.

I criteri per l’affidamento esclusivo

Per ottenere l’affidamento esclusivo, non è sufficiente evidenziare le mancanze dell’altro genitore. La giurisprudenza richiede una valutazione molto più rigorosa, basata su una duplice motivazione:

  • Valutazione positiva: il genitore che richiede l’affido esclusivo deve dimostrare la propria piena idoneità a prendersi cura del figlio in modo esclusivo.
  • Valutazione negativa: deve essere provata la manifesta carenza o inidoneità dell’altro genitore, tale da arrecare un concreto pregiudizio al minore.

Elementi come il mancato versamento occasionale dell’assegno di mantenimento, sebbene rappresentino un inadempimento agli obblighi economici, non sono di per sé sufficienti a fondare un giudizio di inadeguatezza genitoriale. È necessario che tali comportamenti si inseriscano in un quadro più ampio di disinteresse e trascuratezza nei confronti dei bisogni affettivi ed educativi del figlio.

Cosa devono sapere i genitori

Per i genitori che affrontano una separazione, è fondamentale comprendere che il focus della legge è sempre la tutela del figlio. La conflittualità e le difficoltà pratiche, come la distanza, devono essere gestite nell’ottica di trovare soluzioni collaborative. Richiedere l’affido esclusivo basandosi unicamente su questioni logistiche o su singoli episodi di inadempienza economica ha scarse probabilità di successo.

La via da percorrere è quella del dialogo e della ricerca di accordi che permettano di superare gli ostacoli pratici, garantendo al bambino di non essere privato del rapporto con uno dei suoi genitori. In assenza di gravi e comprovati motivi che rendano un genitore inadeguato, l’affido condiviso rimane la soluzione privilegiata dall’ordinamento giuridico.

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Di admin