Durante le prime fasi della pandemia di Coronavirus in Italia, il governo intervenne per calmierare il prezzo delle mascherine chirurgiche, fissandolo a un massimo di 50 centesimi di euro (più IVA). Questa misura, introdotta nella primavera del 2020, aveva lo scopo di contrastare la speculazione e garantire l’accesso ai dispositivi di protezione a tutta la popolazione. È importante sottolineare che tale provvedimento era legato allo stato di emergenza e oggi non è più in vigore.
L’ordinanza sul prezzo massimo delle mascherine
Il prezzo calmierato fu stabilito con un’ordinanza del Commissario straordinario per l’emergenza, Domenico Arcuri, datata 26 aprile 2020. In quel periodo, la forte domanda e la scarsa disponibilità di mascherine avevano portato a un’impennata dei prezzi, con casi di speculazione che rendevano difficile per i cittadini acquistare questi dispositivi di protezione essenziali. L’ordinanza mirava a stabilizzare il mercato, imponendo un tetto massimo al prezzo di vendita al dettaglio per le mascherine di tipo chirurgico.
Dove era possibile acquistare le mascherine a 50 centesimi
Per assicurare una distribuzione capillare su tutto il territorio nazionale, il Commissario straordinario strinse accordi con diverse associazioni di categoria e catene della grande distribuzione. L’obiettivo era rendere le mascherine a prezzo fisso disponibili in decine di migliaia di punti vendita. I canali principali individuati all’epoca erano:
- Farmacie e parafarmacie
- Supermercati e ipermercati della grande distribuzione organizzata (GDO)
- Punti vendita aderenti a Confcommercio e Federdistribuzione
- Tabaccherie, che si aggiunsero in un secondo momento
Grazie a questi accordi, i consumatori potevano trovare le mascherine chirurgiche a un costo accessibile in un’ampia rete di negozi, facilitando il rispetto delle norme sanitarie allora vigenti.
Le tutele per i consumatori e le sanzioni
L’introduzione di un prezzo massimo rappresentò una tutela diretta per i consumatori, proteggendoli da rincari ingiustificati. Sebbene il Commissario straordinario non avesse potere sanzionatorio diretto, l’ordinanza aprì la strada a controlli da parte delle autorità competenti, come la Guardia di Finanza, per vigilare sul rispetto del prezzo imposto. I commercianti che vendevano le mascherine a un prezzo superiore a quello stabilito rischiavano sanzioni. Parallelamente, veniva promossa anche l’adozione delle cosiddette “mascherine di comunità”, dispositivi più semplici che potevano essere anche autoprodotti, come alternativa per l’uso quotidiano nelle situazioni di minor rischio.
Cosa è cambiato oggi: la situazione attuale
Con la fine dello stato di emergenza legato al Covid-19, le misure straordinarie come il prezzo calmierato delle mascherine sono decadute. Oggi, il prezzo delle mascherine chirurgiche e di altri dispositivi di protezione individuale è determinato dalle normali dinamiche di mercato, basate su domanda e offerta. La loro disponibilità è ampiamente garantita presso farmacie, supermercati e numerosi altri esercizi commerciali, ma senza un tetto massimo di costo imposto per legge. Anche l’obbligo di indossare la mascherina è stato progressivamente eliminato nella maggior parte dei contesti, rimanendo in vigore solo in specifiche strutture sanitarie e socio-assistenziali.
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