Subire un danno a causa di un oggetto o di un luogo è un’esperienza comune: una caduta per un pavimento scivoloso in un supermercato, un pezzo di cornicione che si stacca da un edificio, un’infiltrazione proveniente dall’appartamento del piano di sopra. In queste situazioni, la legge italiana offre una tutela specifica attraverso l’articolo 2051 del Codice Civile, che disciplina la cosiddetta “responsabilità da cose in custodia”. Si tratta di un principio giuridico che attribuisce la responsabilità per i danni non a chi ha commesso un’azione illecita, ma a chi ha il controllo e la gestione della cosa che ha causato il pregiudizio.

Cosa significa responsabilità da cose in custodia

La responsabilità da cose in custodia è una forma di responsabilità oggettiva. Questo significa che, per ottenere il risarcimento, non è necessario dimostrare la colpa (negligenza, imprudenza o imperizia) del soggetto che ha in custodia il bene. La responsabilità scatta per il semplice fatto di esistere un legame, chiamato nesso di causalità, tra la cosa e il danno che si è verificato. Il principio di fondo è che chi ha il potere di controllo su una cosa, e quindi la possibilità di intervenire per prevenire danni, deve rispondere delle conseguenze negative che essa può generare.

Chi è il custode?

Il “custode” non è necessariamente il proprietario legale del bene, ma chiunque abbia un potere di fatto sulla cosa. Questo potere si traduce nella disponibilità materiale e nella capacità di controllarla, vigilarla e mantenerla in condizioni di sicurezza. Ad esempio:

  • L’amministratore di un condominio è custode delle parti comuni dell’edificio (scale, ascensore, cortile).
  • Il gestore di un supermercato è custode dei pavimenti, degli scaffali e della merce esposta.
  • Il Comune o un altro ente pubblico è custode delle strade, dei marciapiedi e del verde pubblico di sua competenza.
  • L’inquilino di un appartamento è custode dei beni e degli impianti al suo interno.

Come funziona la prova per il risarcimento

Per chi ha subito un danno, l’applicazione dell’articolo 2051 semplifica notevolmente l’onere della prova rispetto ad altre forme di richiesta di risarcimento. Il danneggiato deve dimostrare esclusivamente due elementi fondamentali:

  1. L’esistenza del danno: ad esempio, una lesione fisica documentata da un referto medico o un danno materiale a un veicolo.
  2. Il nesso di causalità: ovvero che il danno è stato una conseguenza diretta della cosa in custodia. Ad esempio, provare che la caduta è avvenuta a causa di quella specifica buca sulla strada o di quel pavimento bagnato e non segnalato.

Una volta provati questi due punti, scatta una presunzione di responsabilità a carico del custode. Non spetta al danneggiato dimostrare che il custode è stato negligente.

Quando il custode non è responsabile: il caso fortuito

L’unico modo che il custode ha per liberarsi dalla propria responsabilità è dimostrare il “caso fortuito”. Il caso fortuito è un evento imprevedibile, inevitabile e completamente esterno alla sua sfera di controllo, che è stato la vera causa del danno, interrompendo così il nesso di causalità tra la cosa e l’evento lesivo. Il caso fortuito può consistere in:

  • Un evento naturale eccezionale: come un terremoto, un’alluvione o una tromba d’aria di violenza anomala.
  • Il fatto di un terzo: ad esempio, se un automobilista provoca un incidente che danneggia la segnaletica stradale, rendendola pericolosa per altri.
  • Il comportamento dello stesso danneggiato: se la condotta della vittima è stata talmente imprudente o anomala da essere considerata la causa esclusiva del danno.

L’importanza del comportamento del danneggiato

Questo ultimo punto è di grande rilevanza pratica. Se il pericolo presentato dalla cosa era evidente, prevedibile e facilmente evitabile con un comportamento diligente, la responsabilità del custode può essere ridotta o addirittura annullata. Ad esempio, una persona che attraversa un’area di cantiere chiaramente recintata e segnalata, o che non presta attenzione a una vistosa macchia d’olio sul pavimento, potrebbe vedersi negare il risarcimento perché la sua condotta imprudente è stata la causa determinante del danno.

Cosa fare in caso di danno da cose in custodia

Se si subisce un danno che si ritiene rientri in questa casistica, è fondamentale agire tempestivamente. È consigliabile raccogliere quante più prove possibili nell’immediato: scattare fotografie del luogo e della cosa che ha causato il danno, cercare eventuali testimoni e procurarsi tutta la documentazione medica o tecnica necessaria a certificare il pregiudizio subito. Questi elementi saranno essenziali per dimostrare il nesso di causalità e far valere i propri diritti al risarcimento.

Per assistenza o per segnalare il tuo caso, contatta Sportello Consumatori.

Contattaci su WhatsApp

Per assistenza contatta Sportello Consumatori

Via Fratelli Cervi 64, 00053 Civitavecchia
Segreteria telefonica e WhatsApp: 0766036164
Email: contattaci@sportelloconsumatori.org

Contattaci su WhatsApp

Di admin