Il termine stalking descrive una serie di comportamenti persecutori ripetuti e insistenti messi in atto da una persona, definita stalker, nei confronti di un’altra. Queste azioni, che costituiscono il reato di “atti persecutori” secondo l’articolo 612-bis del Codice Penale, sono in grado di provocare nella vittima un grave stato di ansia, paura e un fondato timore per la propria incolumità, costringendola a modificare le proprie abitudini di vita.

Chi è lo stalker e perché agisce

Le motivazioni che spingono una persona a diventare uno stalker sono complesse e possono variare notevolmente. Spesso, alla base di questi comportamenti c’è una difficoltà nel gestire le relazioni affettive e accettare un rifiuto. Lo stalker può essere un ex partner che non accetta la fine di una relazione e agisce per vendetta o per un desiderio ossessivo di riconciliazione. In altri casi, può trattarsi di un conoscente, un collega o persino un estraneo che sviluppa un’infatuazione e interpreta erroneamente gesti di cortesia come un interesse sentimentale.

Questi soggetti spesso mancano degli strumenti emotivi e psicologici per costruire legami sani. Le loro azioni, inizialmente mascherate da attenzioni o lusinghe, possono rapidamente trasformarsi in una persecuzione opprimente quando non ottengono la risposta desiderata.

Le diverse tipologie di stalker

Gli esperti di criminologia e psicologia hanno identificato diversi profili comportamentali che aiutano a comprendere meglio il fenomeno. Sebbene ogni caso sia unico, è possibile riconoscere alcune categorie principali:

  • Il risentito: Generalmente un ex partner che si sente vittima di un torto a seguito della fine della relazione. Agisce spinto dal rancore e da un forte desiderio di vendetta, ritenendo le proprie azioni giustificate.
  • Il bisognoso di affetto: Un individuo spesso isolato socialmente che cerca disperatamente una relazione. Tende a interpretare qualsiasi segnale di gentilezza come un’apertura sentimentale, sviluppando un’ossessione.
  • Il corteggiatore insistente: Una persona con scarse competenze sociali che non riesce a comprendere che le sue attenzioni sono inopportune e sgradite. La sua insistenza diventa una forma di molestia.
  • Il respinto: Simile al risentito, ma il suo comportamento è motivato da una miscela di rabbia per il rifiuto e un desiderio ossessivo di recuperare il rapporto. Questa categoria è tra le più pericolose e frequentemente associata a episodi di violenza.
  • Il predatore: Questo profilo è il più allarmante. Lo stalker agisce con lo scopo di spaventare la vittima per ottenere un controllo psicologico su di essa, spesso con finalità di violenza sessuale.

Come si manifestano i comportamenti persecutori

Le condotte tipiche dello stalker possono essere suddivise in due macro-categorie: comunicazioni indesiderate e contatti diretti. Le prime includono telefonate, messaggi, email, lettere e commenti insistenti sui social media. Oggi, lo stalking digitale, o cyberstalking, è sempre più diffuso, con l’uso di applicazioni come WhatsApp per tempestare la vittima.

I contatti diretti, invece, comprendono pedinamenti, appostamenti sotto casa o sul luogo di lavoro, e tentativi di incontro non desiderati. A queste azioni si aggiunge spesso lo stalking psicologico, una forma di persecuzione più subdola che non implica necessariamente un contatto fisico, ma mira a destabilizzare l’equilibrio mentale della vittima attraverso minacce velate, manipolazione e la diffusione di calunnie.

Cosa fare per difendersi dallo stalking

Se si è vittima di stalking, è fondamentale agire con lucidità e determinazione. Non bisogna mai sottovalutare la situazione. Ecco alcuni passi concreti da seguire per proteggersi:

  1. Comunicare un rifiuto chiaro: Esprimere in modo fermo e inequivocabile, una sola volta, la propria volontà di non avere più alcun contatto.
  2. Interrompere ogni comunicazione: Dopo aver chiarito la propria posizione, non rispondere più a messaggi, chiamate o altri tentativi di contatto. Ogni risposta, anche negativa, viene percepita dallo stalker come un’attenzione.
  3. Documentare tutto: Conservare prove di ogni azione persecutoria. Salvare messaggi, registrare le chiamate (se possibile), annotare date, orari, luoghi e dettagli di ogni episodio. Questi elementi saranno cruciali in caso di denuncia.
  4. Informare persone di fiducia: Parlare della situazione con familiari, amici o colleghi fidati. Non isolarsi è essenziale per ricevere supporto e avere testimoni.
  5. Modificare le proprie abitudini: Variare percorsi e orari per gli spostamenti quotidiani può rendere più difficile per lo stalker prevedere i movimenti della vittima.
  6. Rivolgersi alle Forze dell’Ordine: Non esitare a denunciare. È possibile presentare una denuncia-querela o richiedere un ammonimento al Questore, una misura che precede la denuncia e serve a diffidare formalmente lo stalker dal proseguire con le sue condotte.

La tutela legale dopo la denuncia

Una volta presentata la denuncia, si avvia un procedimento penale. La legge prevede una procedura accelerata per il reato di atti persecutori: il Pubblico Ministero deve ascoltare la vittima entro tre giorni dalla ricezione della notizia di reato. Se emergono elementi sufficienti, il giudice può emettere misure cautelari per proteggere la vittima, come il divieto per lo stalker di avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla persona offesa. La violazione di tale divieto costituisce un reato autonomo e può portare a misure più severe, inclusa la custodia cautelare in carcere.

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Di admin