La segnalazione alla Centrale Rischi (CR) della Banca d’Italia rappresenta uno degli eventi più critici nella vita finanziaria di un consumatore o di un’impresa, potendo compromettere l’accesso al credito. Durante l’emergenza sanitaria da Covid-19, il Governo è intervenuto con misure straordinarie, come il Decreto Legge n. 18/2020, noto come “Cura Italia”, per sostenere l’economia e proteggere famiglie e aziende dalla crisi di liquidità. Queste norme hanno avuto un impatto diretto anche sulle modalità di segnalazione alla Centrale Rischi.
Cos’è la Centrale Rischi e come funziona
La Centrale dei Rischi è un archivio informativo gestito dalla Banca d’Italia che raccoglie i dati sui debiti di persone fisiche e giuridiche verso il sistema bancario e finanziario. Il suo obiettivo principale è fornire agli intermediari (banche, società finanziarie) uno strumento per valutare il merito di credito di un cliente, ovvero la sua capacità di rimborsare i finanziamenti richiesti. In questo modo, si mira a rafforzare la stabilità del sistema finanziario e a favorire l’accesso al credito per i clienti considerati affidabili.
Un intermediario è tenuto a segnalare un cliente alla CR quando l’esposizione debitoria totale supera i 30.000 euro. Tuttavia, questa soglia si abbassa drasticamente a 250 euro nel caso in cui il cliente venga classificato “in sofferenza”.
La segnalazione a “sofferenza”: conseguenze e presupposti
Essere classificati “in sofferenza” è una condizione ben più grave di un semplice ritardo nel pagamento di una rata. Questa classificazione non scatta automaticamente, ma è il risultato di una valutazione complessiva da parte dell’intermediario sulla situazione finanziaria del debitore. Si verifica quando il cliente si trova in uno stato di difficoltà economica grave e non transitoria, che rende improbabile il saldo del debito senza il ricorso ad azioni legali.
Le conseguenze di una tale segnalazione sono pesanti:
- Difficoltà o impossibilità di ottenere nuovi prestiti, mutui o altre forme di finanziamento.
- Possibile revoca delle linee di credito già concesse.
- Peggioramento generale della propria reputazione creditizia.
Una segnalazione negativa può quindi precludere l’accesso a risorse finanziarie essenziali per la vita quotidiana o per l’attività imprenditoriale.
Le tutele del Decreto “Cura Italia” durante la pandemia
Per fronteggiare la crisi economica innescata dalla pandemia, il Decreto “Cura Italia” ha introdotto misure di sostegno alla liquidità. Tra le più importanti, l’articolo 56 prevedeva, per le micro, piccole e medie imprese, la possibilità di avvalersi di una moratoria sui finanziamenti. In particolare, fino al 30 settembre 2020, era possibile ottenere:
- L’impossibilità di revoca per le aperture di credito a revoca e per gli anticipi su crediti.
- La proroga dei prestiti non rateali in scadenza.
- La sospensione del pagamento delle rate di mutui e altri finanziamenti a rimborso rateale.
Queste misure erano state pensate per dare respiro alle imprese e alle famiglie in un momento di eccezionale difficoltà, evitando che problemi temporanei di liquidità si trasformassero in insolvenze permanenti.
L’impatto sulle segnalazioni: le direttive della Banca d’Italia
In questo contesto, la Banca d’Italia ha emanato specifiche direttive per chiarire come gli intermediari avrebbero dovuto comportarsi con le segnalazioni alla Centrale Rischi. Il principio fondamentale era che nessun cliente che avesse usufruito delle misure di sostegno previste dal decreto potesse essere classificato a sofferenza per questo motivo.
Nello specifico, gli intermediari non dovevano segnalare:
- Sconfinamenti derivanti dalla mancata revoca o dalla proroga dei finanziamenti previsti dal decreto.
- Rate scadute relative a mutui o finanziamenti per i quali era stata attivata la sospensione dei pagamenti.
Di fatto, per tutto il periodo di validità della sospensione, veniva interrotto anche il conteggio dei giorni di ritardo per eventuali inadempimenti già esistenti. Questa tutela ha evitato che la crisi economica si traducesse in una crisi creditizia di massa, proteggendo milioni di posizioni dal rischio di una segnalazione negativa ingiusta.
Come tutelarsi in caso di segnalazione errata o illegittima
Anche se le misure del “Cura Italia” erano temporanee, i diritti dei consumatori riguardo alla correttezza delle segnalazioni rimangono validi. Se si sospetta di essere stati segnalati alla Centrale Rischi in modo illegittimo, è possibile agire.
I passi da seguire
1. Verificare la propria posizione: Il primo passo è richiedere una “visura” gratuita alla Banca d’Italia per controllare i dati registrati a proprio nome. La richiesta può essere fatta online tramite la piattaforma “Servizi online” della Banca d’Italia.
2. Inviare un reclamo scritto: Se la visura conferma una segnalazione errata, è necessario inviare un reclamo formale tramite PEC o raccomandata A/R all’intermediario che ha effettuato la segnalazione, chiedendone la rettifica o la cancellazione.
3. Rivolgersi all’Arbitro Bancario Finanziario (ABF): Se l’intermediario non risponde entro i termini previsti o la risposta è insoddisfacente, è possibile presentare ricorso all’ABF, un sistema di risoluzione delle controversie alternativo al tribunale, più rapido ed economico.
Conoscere il funzionamento della Centrale Rischi e i propri diritti è fondamentale per proteggere la propria salute finanziaria da errori o abusi.
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