L’Ape Volontaria è stata una misura sperimentale che permetteva di anticipare l’uscita dal mondo del lavoro attraverso un prestito pensionistico. È fondamentale chiarire fin da subito che questo strumento, introdotto nel 2017, ha terminato il suo periodo di validità il 31 dicembre 2019 e non è stato successivamente prorogato. Comprendere il suo funzionamento resta tuttavia utile per avere un quadro completo delle opzioni di flessibilità pensionistica che sono state disponibili in passato e per capire il contesto di altre misure simili.
Che cos’era l’Ape Volontaria
L’Ape, acronimo di Anticipo Finanziario a Garanzia Pensionistica, era un prestito commisurato e garantito dalla pensione di vecchiaia maturata. Veniva erogato in quote mensili per 12 mensilità da un istituto di credito e la restituzione avveniva attraverso una trattenuta sulla pensione una volta raggiunti i requisiti. La misura si rivolgeva a una platea specifica di lavoratori:
- Lavoratori dipendenti del settore pubblico e privato;
- Lavoratori autonomi;
- Iscritti alla Gestione Separata dell’INPS.
Erano invece esclusi i liberi professionisti iscritti a casse previdenziali private.
I requisiti per accedere al beneficio
Per poter richiedere l’Ape Volontaria, il lavoratore doveva soddisfare precisi requisiti anagrafici, contributivi ed economici al momento della domanda. Non era necessario aver cessato l’attività lavorativa. I criteri principali erano:
- Età anagrafica: aver compiuto almeno 63 anni.
- Anzianità contributiva: aver maturato un minimo di 20 anni di contributi.
- Importo della pensione futura: la pensione di vecchiaia futura, al netto della rata di ammortamento del prestito, doveva essere pari o superiore a 1,4 volte il trattamento minimo previsto dall’Assicurazione Generale Obbligatoria.
- Assenza di altre prestazioni: non essere già titolare di una pensione diretta o di un assegno ordinario di invalidità.
Come funzionava il prestito pensionistico
Il meccanismo dell’Ape Volontaria si basava su un finanziamento bancario. Le somme ricevute non concorrevano a formare il reddito ai fini IRPEF. Tuttavia, sul prestito venivano applicati un tasso di interesse e un premio per una polizza assicurativa obbligatoria sul rischio di premorienza. A parziale compensazione di questi costi, era previsto un credito d’imposta annuo fino al 50% di una parte degli interessi e dei premi pagati.
La restituzione del prestito
Il rimborso del capitale e degli interessi avveniva in un arco temporale di 20 anni, attraverso 240 rate mensili trattenute direttamente dall’assegno pensionistico a partire dalla data di pensionamento. Era comunque possibile estinguere il debito in anticipo, in tutto o in parte. In caso di decesso del beneficiario prima della completa restituzione, l’assicurazione copriva il debito residuo, garantendo che nessuna decurtazione venisse applicata sulla pensione di reversibilità spettante ai superstiti.
Perché l’Ape Volontaria non è più disponibile
L’Ape Volontaria è stata concepita fin dall’inizio come una misura sperimentale, con una durata limitata dal 1° maggio 2017 al 31 dicembre 2019. Alla sua scadenza, il legislatore ha deciso di non rinnovarla, concentrando le risorse su altre forme di flessibilità in uscita, come l’Ape Sociale, che ha presupposti e finalità differenti, essendo una misura di sostegno al reddito per categorie di lavoratori in difficoltà. Pertanto, oggi non è più possibile presentare domanda per questo specifico strumento di anticipo pensionistico.
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