Quando una coppia con figli si separa, una delle decisioni più delicate riguarda la residenza dei minori. Spesso si sente parlare di “genitore collocatario”, una figura che, secondo una posizione critica espressa dall’Unione Nazionale Camere Civili (UNCC), rappresenta un’invenzione giuridica che rischia di contraddire il principio fondamentale dell’affidamento condiviso, creando una gerarchia ingiustificata tra i genitori.
Cos’è il “genitore collocatario” e perché è un concetto controverso
In seguito a una separazione o a un divorzio, il giudice stabilisce il cosiddetto “collocamento” dei figli, ovvero determina presso quale genitore essi avranno la residenza prevalente. Questo genitore viene definito “collocatario”. Sebbene la legge sull’affidamento condiviso, in vigore dal 2006, stabilisca che entrambi i genitori mantengano la piena responsabilità genitoriale, la prassi del collocamento prevalente ha spesso generato una distorsione.
La critica principale è che questa pratica crea una fittizia discriminazione tra un genitore di “Serie A” (il collocatario) e uno di “Serie B” (il non collocatario), che spesso si vede relegato a un ruolo di “visitatore”. Questo può alimentare conflitti, con il genitore collocatario che potrebbe sentirsi in diritto di prendere decisioni in autonomia e il non collocatario che subisce un ruolo marginale nella vita quotidiana dei figli.
La critica dell’Unione Nazionale Camere Civili
L’UNCC ha evidenziato come l’invenzione del “genitore collocatario” sia una forzatura culturale e giuridica. Secondo gli avvocati civilisti, questa figura non è prevista esplicitamente dalla legge sull’affidamento condiviso, che mira invece a garantire al minore il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori. La prassi del collocamento prevalente, con i suoi rigidi calendari di visita (spesso limitati a weekend alternati e qualche pomeriggio infrasettimanale), finisce per ostacolare questo principio.
Questa rigidità si è rivelata particolarmente problematica durante l’emergenza sanitaria del 2020, quando i frequenti spostamenti dei minori tra due abitazioni sono diventati un fattore di rischio. In quel contesto, è emersa con forza l’irrazionalità di schemi che prevedono numerosi trasferimenti, a fronte di modelli più equilibrati, come il collocamento paritetico a settimane alternate, che riducono gli spostamenti e garantiscono una presenza più stabile di entrambi i genitori.
Alternative possibili per una vera bigenitorialità
L’alternativa al modello del genitore collocatario è l’applicazione piena e sostanziale dell’affidamento condiviso, che si traduce in tempi di permanenza paritetici o quasi paritetici dei figli presso entrambi i genitori. Questo non significa sottoporre i figli a un continuo “ping-pong”, ma offrire loro due case, due ambienti familiari stabili in cui entrambi i genitori sono figure di riferimento quotidiane.
I vantaggi di un approccio più equilibrato sono molteplici:
- Piena realizzazione del diritto alla bigenitorialità: il bambino beneficia della presenza costante e attiva di entrambe le figure genitoriali.
- Riduzione della conflittualità: eliminare la distinzione tra un genitore principale e uno secondario può smorzare le lotte per il potere e favorire la collaborazione.
- Maggiore coinvolgimento: entrambi i genitori partecipano attivamente all’educazione, alla cura e all’istruzione dei figli.
- Semplificazione logistica: un calendario a settimane o periodi alternati è spesso più semplice da gestire e più prevedibile per i figli.
Cosa possono fare i consumatori e i genitori separati
I genitori che affrontano una separazione dovrebbero essere consapevoli che il modello del “genitore collocatario” non è l’unica opzione, né necessariamente la migliore. È importante sapere che è possibile proporre al giudice, preferibilmente di comune accordo, un piano genitoriale basato su tempi paritetici, che rispecchi un’effettiva condivisione delle responsabilità.
Anche in situazioni di disaccordo, è un diritto richiedere al proprio legale di sostenere in tribunale un’organizzazione che garantisca un rapporto equilibrato con entrambi i genitori. Diversi tribunali in Italia si stanno già muovendo in questa direzione, superando la prassi del collocamento prevalente per favorire soluzioni che mettono al centro il benessere del minore e il suo diritto ad avere due genitori presenti e partecipi.
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