La gestione dei rapporti tra genitori separati e figli durante l’emergenza sanitaria da Coronavirus ha sollevato complesse questioni legali e umane, in particolare riguardo al diritto di visita. Una delle prime e più significative pronunce in materia è stata un’ordinanza del Tribunale di Bari del marzo 2020, che ha temporaneamente sospeso gli incontri di persona tra un padre e un figlio residenti in comuni differenti, ponendo al centro la tutela della salute pubblica e del minore.

La decisione del Tribunale di Bari nel contesto dell’emergenza

Il caso è nato dalla richiesta di una madre, genitore collocatario del figlio minore, di sospendere le visite paterne a causa delle restrizioni imposte dai decreti governativi per contenere il contagio. Il padre, infatti, risiedeva in un comune diverso da quello del bambino, rendendo necessario uno spostamento che, secondo la madre, violava le norme emergenziali e creava un rischio sanitario.

Il Tribunale ha accolto la richiesta, motivando la sua decisione sulla base della normativa allora in vigore. Lo scopo primario dei DPCM era imporre una rigorosa limitazione dei movimenti sul territorio per frenare la diffusione del virus. Secondo i giudici, lo spostamento tra comuni per esercitare il diritto di visita non garantiva le condizioni di sicurezza e prudenza richieste, poiché non era possibile verificare che il minore non fosse esposto a rischi di contagio durante il tragitto e la permanenza presso l’altro genitore.

Diritto alla salute e diritto di visita: un bilanciamento necessario

La pronuncia del Tribunale di Bari ha messo in luce il delicato bilanciamento tra due diritti di rango costituzionale. Da un lato, il diritto-dovere dei genitori e dei figli di mantenere un rapporto continuativo e significativo; dall’altro, il diritto alla salute, tutelato dall’articolo 32 della Costituzione, e le limitazioni alla libertà di circolazione, previste dall’articolo 16 della Costituzione per ragioni sanitarie.

Nell’eccezionale contesto della pandemia, il giudice ha ritenuto che il diritto alla salute dovesse prevalere. La decisione ha stabilito che il diritto di visita, pur fondamentale, dovesse considerarsi recessivo rispetto alle misure di contenimento del contagio, finalizzate a proteggere la collettività e, in particolare, i soggetti più vulnerabili come i minori.

Le alternative tecnologiche per mantenere il legame

La sospensione degli incontri fisici non ha significato, tuttavia, un’interruzione del rapporto tra padre e figlio. Il Tribunale ha infatti disposto che il diritto di visita venisse esercitato attraverso modalità alternative, sfruttando le tecnologie digitali. Nello specifico, è stato stabilito che i contatti dovessero avvenire tramite videochiamate (come Skype o strumenti simili) rispettando lo stesso calendario e la stessa durata previsti per gli incontri di persona.

Questa soluzione ha rappresentato un compromesso volto a tutelare sia la salute del minore sia il suo diritto a mantenere un legame affettivo costante con il genitore non collocatario, dimostrando come la tecnologia possa essere un supporto prezioso in situazioni di crisi.

Cosa possono fare i genitori in situazioni simili

Sebbene questa decisione si riferisca a un contesto emergenziale specifico, offre spunti importanti per i genitori separati che affrontano difficoltà nella gestione degli accordi di visita. È fondamentale agire con buonsenso e priorità al benessere dei figli. Ecco alcuni principi guida:

  • Priorità alla sicurezza: La salute e la sicurezza del minore devono essere sempre l’obiettivo primario di ogni decisione.
  • Dialogo e accordo: È essenziale che i genitori comunichino tra loro per trovare soluzioni condivise e flessibili, adattando temporaneamente gli accordi alle circostanze eccezionali.
  • Utilizzo della tecnologia: Quando gli incontri di persona sono sconsigliati o impossibili, le videochiamate e altri strumenti digitali sono un modo efficace per garantire la continuità del rapporto.
  • Temporaneità delle misure: Qualsiasi modifica agli accordi di visita dovuta a un’emergenza dovrebbe essere considerata temporanea e rivalutata non appena le condizioni lo permettono.

Affrontare queste situazioni richiede maturità e collaborazione. Quando il dialogo tra i genitori non è sufficiente a risolvere i conflitti, è possibile rivolgersi a professionisti per una mediazione o per ottenere un chiarimento legale.

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Di admin