L’importo dell’assegno di mantenimento per i figli non è una cifra immutabile, ma può variare al cambiare delle condizioni economiche dei genitori. Un principio ribadito dalla Corte di Cassazione, che ha confermato la legittimità della riduzione del contributo paterno quando la madre ottiene un lavoro stabile e un reddito più solido. Questa decisione chiarisce come il miglioramento economico di un genitore influenzi l’equilibrio dei doveri verso i figli.
La revisione dell’assegno di mantenimento
Dopo una separazione o un divorzio, i provvedimenti che regolano gli aspetti economici, incluso il mantenimento dei figli, possono essere modificati. La legge prevede infatti la possibilità di chiedere una revisione dell’assegno qualora si verifichino cambiamenti significativi nelle circostanze economiche di uno o di entrambi i genitori. L’obiettivo è garantire che il contributo sia sempre proporzionato alle capacità economiche di ciascuno e adeguato alle esigenze del figlio, che cambiano con la crescita.
Il caso esaminato dalla Corte di Cassazione
In una recente ordinanza (n. 7230/2020), la Cassazione ha esaminato il caso di un padre che chiedeva una sostanziale riduzione dell’assegno di mantenimento per la figlia. La richiesta era motivata dal fatto che la sua ex moglie, dopo il divorzio, era diventata insegnante di ruolo, ottenendo così uno stipendio fisso e stabile. La Corte d’Appello aveva già accolto parzialmente la richiesta, riducendo l’assegno da 350 a 280 euro mensili. Il padre, ritenendo la riduzione insufficiente, si era rivolto alla Cassazione, sostenendo che il nuovo reddito della madre e la sua nuova situazione familiare (con un altro figlio in arrivo) giustificassero un taglio maggiore. La Suprema Corte ha però respinto il ricorso, ritenendo la decisione dei giudici d’appello equilibrata. Questi ultimi avevano infatti già considerato tutti gli elementi: l’aumento di stipendio della madre, la sua disponibilità della casa coniugale e la nuova famiglia del padre. La riduzione, sebbene dovuta, non poteva essere eccessiva, per non penalizzare il tenore di vita della figlia.
Quali fattori considera il giudice?
Per determinare l’importo dell’assegno di mantenimento o per deciderne una modifica, il giudice valuta una serie di elementi per garantire una decisione equa e nell’interesse primario del minore. I principali fattori presi in considerazione sono:
- I redditi di entrambi i genitori: non solo lo stipendio, ma ogni fonte di reddito e il patrimonio complessivo.
- Le esigenze del figlio: queste variano in base all’età, alla salute, all’istruzione e alle sue inclinazioni personali.
- Il tenore di vita goduto dal figlio durante la convivenza dei genitori, per garantirgli una stabilità per quanto possibile.
- L’assegnazione della casa familiare, che rappresenta un vantaggio economico per il genitore che vi abita con i figli.
- I tempi di permanenza del figlio presso ciascun genitore.
- La formazione di un nuovo nucleo familiare da parte di uno dei genitori, che può incidere sulla sua capacità economica.
Cosa fare se le condizioni economiche cambiano
Se la situazione economica di un genitore cambia in modo significativo, non è possibile ridurre o aumentare unilateralmente l’assegno di mantenimento. È necessario presentare un ricorso formale al tribunale per chiedere la modifica delle condizioni di separazione o divorzio. Sarà il giudice, dopo aver analizzato le prove prodotte e la situazione complessiva, a stabilire se e in che misura l’importo debba essere modificato. È fondamentale agire sempre attraverso le vie legali per evitare di incorrere in inadempienze che possono avere conseguenze civili e penali.
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