Un medico del servizio di continuità assistenziale, comunemente noto come guardia medica, non può rifiutare una visita domiciliare a un paziente in gravi condizioni limitandosi a consigliare di contattare il 118. Questo comportamento, secondo una consolidata giurisprudenza della Corte di Cassazione, integra il reato di rifiuto di atti d’ufficio, poiché il medico ha il dovere di valutare personalmente la situazione clinica del paziente.

Il caso esaminato dalla Cassazione

La vicenda analizzata dalla Suprema Corte con la sentenza n. 8377 del 2020 riguarda un medico di guardia medica condannato per non essere intervenuto a domicilio per assistere una paziente oncologica terminale che soffriva di forti dolori. Il figlio della donna aveva contattato il servizio per richiedere un intervento urgente, ma il medico si era limitato a suggerire di chiamare l’ambulanza del 118. Poco dopo, la paziente è deceduta. La Corte ha stabilito che il medico avrebbe dovuto recarsi al domicilio per accertare di persona le condizioni della paziente e decidere il trattamento più appropriato per alleviare le sue sofferenze.

Quando la mancata visita diventa reato

Il reato di rifiuto di atti d’ufficio, previsto dall’articolo 328 del Codice Penale, si configura quando un pubblico ufficiale o un incaricato di un pubblico servizio, come il medico di guardia, rifiuta indebitamente un atto del suo ufficio che, per ragioni di sanità, deve essere compiuto senza ritardo. La Cassazione ha sottolineato che il dovere di intervento non viene meno neanche se il medico ritiene che la situazione possa essere gestita da altri servizi, come il pronto intervento sanitario.

Secondo i giudici, il semplice consiglio telefonico di chiamare il 118 non assolve il medico dai suoi obblighi. Anzi, tale suggerimento dimostra che il medico stesso aveva percepito la gravità e l’urgenza della situazione, ma ha scelto di non adempiere al proprio dovere di intervento diretto. Il reato è definito “di pericolo”, il che significa che per la sua configurazione non è necessario che si verifichi un danno effettivo al paziente, ma è sufficiente la potenziale lesione del bene protetto, in questo caso il diritto alla salute.

I doveri del medico di guardia medica

Il servizio di continuità assistenziale è un pilastro del Servizio Sanitario Nazionale, garantendo assistenza medica di base durante le ore notturne, nei giorni prefestivi e festivi. I cittadini devono essere consapevoli dei doveri che incombono sul medico in servizio. Tra questi rientrano:

  • Rispondere alle chiamate degli utenti e valutare la richiesta.
  • Fornire consulenza telefonica quando la situazione lo consente.
  • Invitare il paziente a recarsi presso l’ambulatorio per una visita diretta, se le sue condizioni lo permettono.
  • Effettuare visite domiciliari quando la richiesta presenta carattere di urgenza e il paziente non è trasportabile.

La decisione di effettuare o meno una visita a domicilio è discrezionale, ma deve basarsi su una valutazione clinica responsabile. Un rifiuto è ingiustificato quando la situazione descritta dall’utente presenta evidenti caratteri di gravità e urgenza che richiedono un accertamento diretto.

Cosa fare se la guardia medica rifiuta l’intervento

Un cittadino che si veda negare un intervento domiciliare ritenuto necessario e urgente da parte della guardia medica ha a disposizione diversi strumenti di tutela. È importante agire tempestivamente per proteggere i propri diritti e segnalare eventuali inadempienze. Ecco i passi consigliati:

  1. Documentare l’accaduto: Annotare l’orario della telefonata, il nome del medico (se comunicato) e la risposta ricevuta. La documentazione precisa è fondamentale in caso di contestazioni.
  2. Contattare immediatamente il 118: Se la situazione è grave, la priorità assoluta è la salute del paziente. Chiamare il servizio di emergenza-urgenza è il passo successivo e indispensabile.
  3. Presentare una segnalazione: È possibile segnalare il comportamento del medico all’Azienda Sanitaria Locale (ASL) di competenza, che potrà avviare un procedimento disciplinare.
  4. Sporgere denuncia: Poiché il rifiuto ingiustificato può costituire un reato, è possibile presentare una denuncia-querela presso le forze dell’ordine (Carabinieri o Polizia di Stato), descrivendo dettagliatamente i fatti.

La tutela della salute è un diritto fondamentale e i servizi sanitari pubblici devono garantirne l’effettività. Conoscere i propri diritti e i doveri del personale sanitario è il primo passo per assicurarsi un’assistenza adeguata.

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Di admin