Katia Aringolo: “Condividere le emozioni per imparare a regolarle”
Katia Aringolo, psicologa, autrice del libro “Le fiabe per… Giocare con le emozioni” edito Franco Angeli, è intervenuta a #genitorisidiventa su Radio Cusano Campus per raccontare le emozioni che i bambini provano dalla nascita in poi, e come possono cambiare nel tempo. 

Gli adulti nel processo di decodifica e cambiamento delle emozioni, rispetto agli eventi, o alle persone, ricoprono una funzione importante. Dovrebbero, infatti, “sintonizzarsi col bambino, e condividere l’emozione per aiutare a regolarla. Se un bambino è triste occorre che l’adulto di riferimento condivida quella tristezza, se l’adulto ribadisce ai figli che non c’è bisogno di essere tristi e neppure di arrabbiarsi non stanno entrando in empatia come dovrebbero. E’ difficile per un genitore avere a che fare con la rabbia, la paura, la disperazione del bambino, ma per poter essere d’aiuto è necessario condividere certi stati emotivi.”Dalla nascita in poi le cose vanno complicandosi man mano che i bambini acquisiscono consapevolezza del mondo, e delle circostante. “Fino ai primi sei mesi di vita hanno il sorriso riflessivo, cioè sorridono a chi è intorno. Verso i sei mesi il sorriso diventa sociale, più selettivo”, ha sottolineato la Aringolo. “Intorno ai nove mesi comincia a comparire l’ansia da separazione dalla mamma. Più i bambini diventano autonomi e più emozioni avvertono.”

La paura, che inizia ad essere percepita e capita intorno ai due, tre anni, si consolida a cinque anni, e compare al momento in cui i bambini “cominciano a camminare. Poi c’è la rabbia, quando il bambino comincia a giocare con gli altri inizia quest’altra emozione, quella della protesta. A seguire iniziano le emozioni sociali: la gelosia, l’invidia, l’imbarazzo. Tutte emozioni che scaturiscono dalla relazione con l’altro”, ha detto Katia Aringolo. 

In tutti i casi la funzione del genitore, e degli adulti (nonni, baby sitter, parenti), è quella di sintonizzarsi con gli stati emotivi dei bambini.



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