Un consumatore si è visto annullare una richiesta di pagamento per un debito già saldato, emersa in bolletta dopo un cambio di fornitore di energia. La vicenda mette in luce i rischi legati al Corrispettivo di Morosità (Cmor), un meccanismo che, sebbene legittimo, può generare addebiti ingiusti a causa di errori di comunicazione tra le aziende energetiche.

Cos’è il Corrispettivo di Morosità (Cmor)

Il Cmor, acronimo di Corrispettivo di Morosità, è un indennizzo previsto dall’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA) per tutelare i fornitori di energia elettrica e gas. Questo strumento consente a una società di recuperare un credito insoluto da un ex cliente attraverso la bolletta del nuovo fornitore.

In pratica, se un utente cambia operatore lasciando delle fatture non pagate, il vecchio fornitore può richiedere l’attivazione della procedura Cmor. Il nuovo operatore è tenuto ad addebitare l’importo dovuto nella prima bolletta utile, per poi trasferirlo alla società creditrice. Lo scopo è evitare che il passaggio a un altro gestore diventi un modo per eludere i propri debiti, ma il sistema non è esente da errori.

Un caso di addebito illegittimo: la vicenda

La situazione risolta ha origine quando un consumatore, dopo aver cambiato fornitore, viene contattato da una società di recupero crediti per una pendenza pregressa. L’utente decide di risolvere la questione accettando una proposta di “saldo e stralcio” e versa la somma concordata, circa 180 euro, chiudendo così la sua posizione debitoria.

Tuttavia, poco tempo dopo, si ritrova nella bolletta del nuovo fornitore un addebito Cmor per lo stesso importo. Il problema è nato da un difetto di comunicazione: la vecchia società, non avendo registrato tempestivamente l’avvenuto pagamento, ha avviato la procedura di recupero. Il consumatore si è così trovato in un rimpallo di responsabilità tra le due aziende, con il rischio di pagare due volte per lo stesso debito.

Come difendersi da un addebito Cmor ingiusto

Ricevere un addebito Cmor in bolletta non significa necessariamente essere in torto. Se si è certi di aver saldato tutti i debiti con il precedente fornitore, è fondamentale agire tempestivamente per far valere i propri diritti. Un addebito errato può derivare da ritardi nella registrazione dei pagamenti, errori amministrativi o, come nel caso descritto, da una mancata comunicazione dopo un accordo transattivo.

Ecco i passi da seguire per contestare un Cmor non dovuto:

  • Verificare la bolletta: Controllare attentamente la voce relativa al Cmor e l’importo richiesto.
  • Raccogliere la documentazione: Reperire tutte le prove di pagamento, come ricevute di bonifici, bollettini postali o accordi di saldo e stralcio firmati. Questi documenti sono essenziali per dimostrare di aver estinto il debito.
  • Inviare un reclamo scritto: Contattare formalmente sia il nuovo che il vecchio fornitore tramite PEC o raccomandata A/R. Nel reclamo bisogna spiegare la situazione, allegare le prove di pagamento e chiedere l’immediato storno dell’importo.
  • Non sospendere i pagamenti: È consigliabile pagare la parte della bolletta non contestata per evitare di risultare morosi nei confronti del nuovo fornitore.

Se le società coinvolte non rispondono o negano l’errore, è opportuno rivolgersi a un’associazione specializzata nella tutela dei consumatori per ricevere assistenza qualificata e risolvere la controversia.

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Di admin