Il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge delega destinato a riformare la responsabilità professionale del personale sanitario. Il provvedimento mira a creare un nuovo equilibrio tra la tutela dei professionisti della sanità e il diritto dei pazienti a ricevere cure sicure e un giusto risarcimento in caso di danno, intervenendo su un tema complesso e delicato come la colpa medica.

L’obiettivo: contrastare la medicina difensiva

Uno degli scopi principali della riforma è arginare il fenomeno della cosiddetta “medicina difensiva”. Con questa espressione si descrive la tendenza dei medici a prescrivere esami, test diagnostici e terapie non strettamente necessari, o a evitare interventi considerati ad alto rischio, principalmente per timore di incorrere in denunce e procedimenti legali. Questo approccio ha conseguenze significative sia per i pazienti che per il sistema sanitario nazionale.

La medicina difensiva, infatti, contribuisce ad allungare le liste d’attesa, sottrae risorse a chi ne ha realmente bisogno e aumenta i costi a carico della sanità pubblica, stimati in diversi miliardi di euro ogni anno. Inoltre, può esporre i pazienti a procedure invasive e potenzialmente dannose che non avrebbero una reale giustificazione clinica. La riforma intende quindi creare un contesto in cui il personale sanitario possa operare con maggiore serenità, basando le proprie decisioni esclusivamente sull’interesse del paziente e sulle evidenze scientifiche.

Cosa prevede la nuova normativa

Il disegno di legge interviene per definire in modo più chiaro i confini della responsabilità professionale, distinguendo in modo netto tra la responsabilità penale e quella civile. L’intento non è garantire l’impunità, ma assicurare che le conseguenze legali siano proporzionate alla gravità della condotta.

I punti chiave della riforma includono:

  • Limitazione della responsabilità penale: La responsabilità penale per lesioni o morte del paziente viene circoscritta ai soli casi di colpa grave. Questo significa che, se il professionista ha agito seguendo le linee guida e le buone pratiche cliniche, non dovrebbe essere perseguito penalmente per un errore che non derivi da una negligenza macroscopica.
  • Tutela del diritto al risarcimento: La riforma non intacca il diritto del cittadino di ottenere un risarcimento per i danni subiti a causa di un errore medico. La responsabilità civile della struttura sanitaria e del professionista rimane un pilastro del sistema, garantendo che chi ha subito un pregiudizio possa essere ristorato economicamente.
  • Maggiore serenità per gli operatori: Riducendo il rischio di denunce penali infondate, si vuole incentivare i medici a operare secondo scienza e coscienza, senza la pressione costante del contenzioso legale. Questo dovrebbe tradursi in un miglioramento della qualità delle cure e in una maggiore efficienza del servizio sanitario.

Diritti dei pazienti e cosa cambia in pratica

Per i cittadini e i consumatori, è fondamentale comprendere che questa riforma non riduce le tutele, ma le ridefinisce. L’obiettivo è spostare il focus dal processo penale, spesso lungo e complesso, alla garanzia di un risarcimento equo e tempestivo per il paziente danneggiato. La responsabilità di risarcire il danno ricadrà principalmente sulla struttura sanitaria, che a sua volta potrà rivalersi sul professionista solo in casi specifici e definiti.

In sostanza, il paziente che ritiene di aver subito un danno a causa di malasanità manterrà pienamente il diritto di agire per vie legali per ottenere il giusto risarcimento. La novità consiste nel fatto che l’azione penale contro il singolo medico diventerà un’opzione limitata alle situazioni di palese e grave negligenza, favorendo un approccio più costruttivo e meno conflittuale alla gestione dell’errore medico.

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Di admin