È stato presentato un esposto alla Procura della Repubblica per fare chiarezza sul decesso di una donna di 73 anni, avvenuto nell’agosto del 2023 presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Renato Dulbecco” di Catanzaro. I familiari della paziente denunciano gravi ritardi e possibili omissioni nel percorso di cura che ha preceduto un intervento chirurgico d’urgenza, culminato purtroppo con la morte della donna.

La ricostruzione della vicenda

Secondo le informazioni emerse, il calvario della paziente è iniziato il 28 luglio 2023, con un accesso al Pronto Soccorso dell’ospedale di Catanzaro. Dopo un’attesa di oltre otto ore, la donna sarebbe stata dimessa. Tuttavia, le sue condizioni non sono migliorate, tanto da rendere necessario un nuovo ricovero già il giorno successivo, il 29 luglio.

Una volta ricoverata, la situazione clinica avrebbe continuato a peggiorare. Nonostante ciò, il trasferimento nel reparto di Chirurgia sarebbe avvenuto solo il 16 agosto, a più di due settimane dall’ammissione. Un ritardo che, secondo le prime ricostruzioni, potrebbe essere stato causato dalla mancanza di posti letto disponibili nel reparto specialistico.

Il 17 agosto, una tomografia computerizzata (TAC) ha finalmente rivelato la gravità del quadro clinico: una perforazione intestinale. Questa diagnosi ha portato a un intervento chirurgico d’urgenza, durante il quale i medici avrebbero riscontrato ulteriori due perforazioni e un ascesso. Pochi giorni dopo l’operazione, il 20 agosto, la donna è deceduta.

I punti critici e le accuse di negligenza

L’esposto presentato in Procura mira a far luce su diversi aspetti critici della gestione sanitaria della paziente. Gli interrogativi sollevati dai familiari si concentrano sulla catena di eventi e decisioni che hanno caratterizzato le ultime settimane di vita della donna. L’obiettivo è accertare se vi siano state negligenze o errori da parte del personale sanitario che possano aver contribuito al tragico epilogo.

Le principali aree di indagine includono:

  • Le dimissioni iniziali: occorre chiarire le motivazioni mediche che hanno portato a dimettere la paziente dal Pronto Soccorso dopo una lunga attesa, nonostante le sue condizioni richiedessero un ricovero il giorno seguente.
  • I tempi di gestione: il lungo periodo intercorso tra il ricovero e il trasferimento nel reparto di Chirurgia è uno degli elementi più critici. È fondamentale verificare se questo ritardo abbia compromesso le possibilità di un intervento tempestivo.
  • L’adeguatezza delle cure: l’inchiesta dovrà valutare se le cure e gli esami diagnostici forniti alla paziente durante la degenza siano stati appropriati e tempestivi rispetto all’evoluzione del suo stato di salute.
  • Il nesso causale: il punto cruciale sarà stabilire se i presunti ritardi diagnostici e terapeutici abbiano avuto un ruolo determinante nel peggioramento delle condizioni della paziente e nel suo successivo decesso.

Diritti del paziente e cosa fare in casi simili

Vicende come questa sollevano importanti questioni sui diritti dei pazienti e sulle tutele disponibili in caso di sospetta malasanità. Ogni cittadino ha diritto a ricevere cure sanitarie adeguate, tempestive e conformi agli standard di diligenza e perizia professionale. Quando si verifica un danno alla salute, è legittimo chiedersi se sia stato causato da una fatalità o da un errore umano o organizzativo.

In situazioni di presunta negligenza medica, è essenziale agire con metodo. Il primo passo consiste nel raccogliere tutta la documentazione sanitaria, richiedendo una copia completa della cartella clinica. Questo documento è fondamentale per ricostruire l’intero percorso del paziente. Successivamente, è consigliabile sottoporre il caso a una valutazione medico-legale per ottenere un parere tecnico sulla correttezza dell’operato dei sanitari. Rivolgersi a un’associazione di consumatori specializzata può fornire il supporto necessario per orientarsi e comprendere quali azioni intraprendere per la tutela dei propri diritti.

Chiarire le responsabilità in casi di malasanità non serve solo a ottenere un eventuale risarcimento per la famiglia colpita, ma contribuisce anche a migliorare il sistema sanitario, evidenziando eventuali criticità e promuovendo pratiche più sicure per tutti i pazienti.

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Di admin