Un’analisi condotta da ENEA sul sistema energetico italiano evidenzia un quadro complesso per il primo semestre del 2025. Dopo un periodo di oltre due anni di calo, le emissioni di CO2 sono tornate a crescere, registrando un aumento dell’1,3%. Questo dato emerge in un contesto di consumi energetici complessivamente stazionari, segnalando una criticità nel percorso di decarbonizzazione del Paese.

Aumento delle emissioni e andamento dei consumi

Secondo il rapporto, la crescita delle emissioni non è stata accompagnata da un aumento della domanda totale di energia. L’analisi dei singoli vettori energetici mostra un quadro disomogeneo: mentre il consumo di gas naturale è aumentato del 6%, quello di petrolio è diminuito del 2%. A pesare sul bilancio è anche il calo del 3% nella generazione di elettricità da fonti rinnovabili.

L’incremento della domanda di gas è stato influenzato da due fattori principali: una maggiore richiesta dal settore termoelettrico (+19%) e condizioni climatiche più rigide nel primo trimestre dell’anno rispetto al precedente, che hanno spinto i consumi per il riscaldamento. Questa dinamica si inserisce in un contesto europeo simile, dove il consumo di gas è cresciuto del 5%.

Il ruolo delle fonti rinnovabili

Il settore delle energie rinnovabili ha mostrato un andamento contrastante. Se da un lato la produzione da fotovoltaico ha registrato una crescita significativa del 23%, grazie all’aumento della capacità installata, dall’altro non è riuscita a compensare le forti contrazioni di altre fonti pulite.

L’analisi evidenzia i seguenti cali nella produzione:

  • Idroelettrico: -20%
  • Eolico: -12%

Questa situazione sottolinea la dipendenza della produzione rinnovabile da fattori climatici e la necessità di accelerare ulteriormente l’installazione di nuova capacità per garantire una copertura costante e crescente del fabbisogno energetico.

Prezzi dell’energia e impatto sui consumatori

Uno degli aspetti più critici per i consumatori italiani riguarda il prezzo dell’energia elettrica. Nel periodo analizzato, il prezzo medio sulla Borsa italiana ha raggiunto i 120 €/MWh, un valore quasi doppio rispetto a quello registrato in mercati come la Spagna (62 €/MWh) e la Francia (67 €/MWh). Questi costi elevati hanno un impatto diretto non solo sulle bollette delle famiglie, ma anche sulla competitività delle imprese, in particolare quelle ad alto consumo energetico, la cui produzione industriale risulta inferiore di oltre il 10% rispetto alla media del settore manifatturiero.

Mentre in Europa diventano più frequenti le ore con prezzi dell’elettricità nulli o negativi a causa di un eccesso di produzione da fonti intermittenti, il mercato italiano appare meno esposto a questo fenomeno. Ciò conferma il ruolo ancora predominante del gas naturale nella determinazione dei prezzi all’ingrosso, mantenendo i costi su livelli più alti e stabili.

Transizione energetica: un percorso in salita

I dati del primo semestre 2025 indicano un rallentamento nel percorso di transizione energetica, come misurato dall’indice ENEA ISPRED, che ha subito un peggioramento. La componente più critica è la decarbonizzazione. Per raggiungere gli obiettivi fissati per il 2030, l’Italia dovrebbe ridurre le proprie emissioni di CO2 a un ritmo del 6% annuo nei prossimi cinque anni, quasi il doppio di quanto registrato negli ultimi tre. Di questo passo, il target verrebbe raggiunto solo nel 2035.

Sul fronte della sicurezza degli approvvigionamenti di gas, il sistema si è dimostrato solido, anche grazie all’entrata in funzione del rigassificatore di Ravenna. A maggio e giugno, il gas naturale liquefatto (GNL) è diventato la prima fonte di approvvigionamento per l’Italia, superando le importazioni dall’Algeria. Sebbene questo rafforzi la sicurezza, non risolve la dipendenza strutturale dai combustibili fossili, che continua a influenzare prezzi ed emissioni.

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Di admin