Un esposto alla Procura della Repubblica è stato presentato per fare luce su un presunto caso di malasanità che ha portato al decesso di una donna di 75 anni presso l’ospedale di Avezzano, in provincia de L’Aquila. La famiglia della vittima, supportata da un’associazione per i diritti dei consumatori, chiede che vengano accertate le responsabilità e chiarite le circostanze che hanno segnato le ultime settimane di vita della paziente.

La ricostruzione dei fatti secondo la denuncia

Secondo quanto denunciato dal figlio della donna, il calvario sarebbe iniziato verso la fine di giugno, quando la paziente è stata ricoverata all’ospedale di Avezzano a seguito di un malore, diagnosticato come un’ischemia cerebrale di lieve entità. Inizialmente, il quadro clinico sembrava essere sotto controllo e non destava particolari preoccupazioni.

La situazione avrebbe subito una svolta inaspettata circa 48 ore dopo il ricovero, con il trasferimento della paziente nel reparto di Geriatria. Stando alla testimonianza del familiare, questo spostamento sarebbe avvenuto senza il consenso esplicito della famiglia. Da quel momento, le condizioni della donna avrebbero iniziato a peggiorare progressivamente, allontanando l’ipotesi di un imminente ritorno a casa per la riabilitazione.

Nei primi giorni di luglio, la situazione è precipitata. Il figlio ha raccontato di non essere più riuscito a contattare telefonicamente la madre e di essere stato informato solo il giorno successivo che la paziente aveva sviluppato una grave infezione e una megalocardia. Il decesso è avvenuto nel pomeriggio dello stesso giorno, lasciando la famiglia con un profondo dolore e numerosi interrogativi.

I punti critici e le domande senza risposta

L’esposto presentato alla magistratura mira a chiarire diversi aspetti della gestione sanitaria del caso, che secondo i familiari presentano numerose ombre. Le domande sollevate sono cruciali per comprendere se la morte della paziente potesse essere evitata.

I principali punti su cui si chiede di fare luce includono:

  • Il trasferimento in Geriatria: le motivazioni cliniche che hanno giustificato lo spostamento da un reparto all’altro e le modalità con cui è stato gestito il consenso informato.
  • Le cure somministrate: la coerenza e l’adeguatezza delle terapie fornite rispetto al quadro clinico iniziale e alla sua evoluzione.
  • La causa dell’aggravamento: cosa ha scatenato l’infezione e i problemi cardiaci che si sono rivelati fatali.
  • La comunicazione con la famiglia: le ragioni delle presunte difficoltà nel ricevere aggiornamenti chiari e tempestivi sulle reali condizioni della paziente.

L’interrogativo fondamentale che emerge dalla denuncia è se una diversa gestione clinica e assistenziale avrebbe potuto portare a un esito differente.

Diritti del paziente e tutele in caso di sospetta malasanità

Vicende come questa evidenziano l’importanza per i cittadini di conoscere i propri diritti e gli strumenti di tutela in caso di sospetta negligenza medica. Quando un paziente o i suoi familiari ritengono di aver subito un danno a causa di errori, omissioni o imprudenze da parte di una struttura sanitaria o del personale medico, è possibile intraprendere un percorso per accertare la verità e ottenere un eventuale risarcimento.

Il primo passo fondamentale è la richiesta e l’acquisizione di una copia completa della cartella clinica, che rappresenta il documento ufficiale contenente tutte le informazioni sul percorso diagnostico e terapeutico del paziente. Successivamente, è consigliabile sottoporre tutta la documentazione a un medico legale di parte, un professionista in grado di valutare se sussistano elementi di responsabilità professionale. Se la valutazione è positiva, si può procedere con una denuncia formale alle autorità competenti o avviare un’azione civile per il risarcimento del danno subito.

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Di admin