I prezzi minimi garantiti (PMG) rappresentano una tutela fondamentale per i piccoli produttori di energia da fonti rinnovabili. Questo meccanismo assicura un ricavo minimo per l’elettricità immessa nella rete, proteggendoli dalla volatilità dei prezzi di mercato. Per il 2023, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA) ha confermato l’aggiornamento di questi valori, con un incremento significativo basato sull’inflazione registrata nell’anno precedente.
Come funziona l’aggiornamento per il 2023
L’aggiornamento annuale dei prezzi minimi garantiti non è discrezionale, ma segue una procedura automatica definita dalla delibera ARERA 280/07 e successive modifiche. Il valore viene adeguato in base al tasso di variazione annuo dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (indice FOI), calcolato dall’Istat.
Sulla base dei dati ufficiali, la variazione percentuale media registrata nel 2022 rispetto al 2021 è stata del +8,1%. Di conseguenza, tutti i valori dei prezzi minimi garantiti per il 2023 sono stati aumentati di questa percentuale. Questo incremento si traduce in un maggiore ricavo per i produttori che beneficiano di questo regime di tutela.
A chi si applicano i prezzi minimi garantiti
Il meccanismo dei prezzi minimi garantiti è rivolto a una specifica categoria di produttori di energia elettrica. I principali destinatari sono i proprietari di impianti alimentati da fonti rinnovabili con una potenza nominale elettrica fino a 1 MW. Questa misura è pensata per sostenere la produzione diffusa e incentivare gli investimenti in piccole e medie installazioni, come impianti fotovoltaici su tetti di abitazioni o capannoni industriali.
I valori dei prezzi sono strutturati in scaglioni progressivi, basati sulla quantità di energia elettrica ritirata dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE) nel corso dell’anno solare. Sebbene i valori specifici varino in base a diversi fattori, la struttura generale prevede:
- Un primo scaglione di produzione con un prezzo più elevato.
- Scaglioni successivi con prezzi progressivamente decrescenti.
- Un adeguamento proporzionale degli scaglioni per gli impianti attivati nel corso dell’anno.
L’aumento dell’8,1% si applica a ciascuno di questi scaglioni, migliorando la remunerazione per ogni kWh immesso in rete.
La tutela in caso di prezzi di mercato più alti
È importante sottolineare che i prezzi minimi garantiti funzionano come una rete di sicurezza, non come un tetto ai guadagni. Il meccanismo è progettato per essere sempre vantaggioso per il produttore.
Alla fine di ogni anno solare, il GSE confronta i ricavi che il produttore avrebbe ottenuto con i PMG con quelli che avrebbe ottenuto vendendo l’energia al prezzo di mercato (il prezzo zonale orario che si forma nel Mercato del Giorno Prima). Se il prezzo di mercato risulta essere stato mediamente più alto, il GSE riconosce al produttore un conguaglio pari alla differenza. In questo modo, il produttore ha la certezza di ricevere sempre l’importo più favorevole tra il prezzo minimo garantito e quello di mercato.
Cosa devono fare i produttori
Per i produttori che già beneficiano del regime dei prezzi minimi garantiti, l’aggiornamento per il 2023 è completamente automatico. Non è richiesta alcuna azione o domanda specifica. Il GSE applica direttamente i nuovi valori, adeguati all’inflazione, per calcolare la remunerazione dell’energia immessa in rete.
Anche per gli impianti che entrano in esercizio durante l’anno, il calcolo viene gestito in automatico dal GSE. Gli scaglioni di energia vengono riproporzionati in base ai giorni effettivi di funzionamento, garantendo un’applicazione equa e corretta del meccanismo di tutela.
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