La rivalutazione delle pensioni, nota anche come perequazione, è un meccanismo fondamentale per adeguare l’importo dei trattamenti pensionistici all’aumento del costo della vita. Questo processo, basato sugli indici di inflazione calcolati dall’ISTAT, ha l’obiettivo di preservare il potere d’acquisto dei pensionati, garantendo che il valore reale della loro pensione non venga eroso nel tempo. La rivalutazione si applica a tutte le pensioni erogate dalla previdenza pubblica, come la pensione di vecchiaia, quella anticipata e le pensioni ai superstiti.

Come funziona la rivalutazione delle pensioni

Il meccanismo di perequazione non applica un aumento uguale per tutti, ma segue un principio di progressività. Ogni anno, il Ministero dell’Economia e delle Finanze emana un decreto che stabilisce la percentuale di variazione da applicare agli importi delle pensioni, calcolata in base all’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI) registrato dall’ISTAT. Tuttavia, questa percentuale viene applicata in misura piena solo alle pensioni di importo più basso. Per i trattamenti più elevati, la rivalutazione viene riconosciuta in misura ridotta, secondo un sistema di fasce di reddito. Più alta è la pensione, minore è la percentuale di adeguamento applicata. Questo sistema è stato oggetto di frequenti modifiche legislative, soprattutto negli ultimi anni, per bilanciare la tutela dei pensionati con le esigenze di finanza pubblica.

Il meccanismo di perequazione per il 2023 e 2024

Le leggi di Bilancio hanno definito specifiche regole per la rivalutazione delle pensioni negli ultimi anni, modificando più volte le fasce e le percentuali di adeguamento. È importante conoscere questi dettagli per comprendere l’effettivo aumento ricevuto.

Per il 2023, la rivalutazione è stata calcolata su un tasso di inflazione del 7,3% e applicata secondo queste modalità:

  • 100% per le pensioni fino a 4 volte il trattamento minimo INPS.
  • 85% per le pensioni tra 4 e 5 volte il trattamento minimo.
  • 53% per le pensioni tra 5 e 6 volte il trattamento minimo.
  • 47% per le pensioni tra 6 e 8 volte il trattamento minimo.
  • 37% per le pensioni tra 8 e 10 volte il trattamento minimo.
  • 32% per le pensioni superiori a 10 volte il trattamento minimo.

Per il 2024, il tasso di inflazione provvisorio utilizzato è stato del 5,4%, con una nuova modulazione delle fasce:

  • 100% per le pensioni fino a 4 volte il trattamento minimo INPS.
  • 85% per le pensioni tra 4 e 5 volte il trattamento minimo.
  • 53% per le pensioni tra 5 e 6 volte il trattamento minimo.
  • 47% per le pensioni tra 6 e 8 volte il trattamento minimo.
  • 37% per le pensioni tra 8 e 10 volte il trattamento minimo.
  • 22% per le pensioni superiori a 10 volte il trattamento minimo.

Queste percentuali si applicano all’importo lordo della pensione e determinano l’aumento effettivo che il pensionato vedrà accreditato.

Un meccanismo controverso: il blocco del 2012-2013

La storia della perequazione è segnata da interventi normativi volti a contenere la spesa pubblica. Il caso più noto è quello del Decreto Legge 201 del 2011, la cosiddetta “Riforma Fornero”, che bloccò completamente la rivalutazione per gli anni 2012 e 2013 per i trattamenti pensionistici superiori a tre volte il minimo INPS. La norma fu introdotta per far fronte a una grave crisi finanziaria.

Questa decisione, tuttavia, fu contestata e portata all’attenzione della Corte Costituzionale. Con la sentenza n. 70 del 2015, la Corte dichiarò l’illegittimità di quel blocco totale. I giudici sottolinearono che l’azzeramento della perequazione sacrificava in modo irragionevole i diritti dei pensionati, violando i principi costituzionali di proporzionalità e adeguatezza delle pensioni, intese come una forma di retribuzione differita. La sentenza ha riaffermato l’importanza di tutelare il potere d’acquisto, pur riconoscendo al legislatore un margine di discrezionalità nel modularne le modalità.

Cosa controllare e come tutelarsi

Per i pensionati è essenziale verificare la corretta applicazione della rivalutazione. Il primo passo è controllare il cedolino della pensione, solitamente quello di gennaio di ogni anno, dove vengono applicati gli adeguamenti. È importante confrontare l’importo lordo mensile con quello dell’anno precedente per identificare l’aumento.

Ecco alcuni aspetti pratici da considerare:

  • Verificare il cedolino pensione: L’INPS indica le voci relative alla perequazione nel dettaglio del cedolino.
  • Comprendere la propria fascia: L’aumento dipende dalla fascia di importo in cui rientra la propria pensione lorda.
  • Attenzione all’impatto fiscale: L’aumento della pensione lorda può comportare il passaggio a uno scaglione IRPEF superiore, il che potrebbe ridurre parzialmente il beneficio netto dell’aumento.
  • Richiedere chiarimenti: In caso di dubbi o anomalie, è possibile rivolgersi agli enti di patronato o a sportelli specializzati per una verifica approfondita della propria posizione.

Comprendere il funzionamento della perequazione è un diritto di ogni pensionato per assicurarsi che i propri trattamenti siano adeguati correttamente e per proteggere il proprio tenore di vita.

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Di admin