Il riconoscimento delle famiglie omogenitoriali sui documenti di identità dei figli ha compiuto un passo decisivo. Una storica sentenza del Tribunale di Roma del 2022 aveva già aperto la strada, stabilendo che due madri dovessero essere indicate come “genitori” sulla Carta d’Identità Elettronica (CIE) del loro bambino. Questo principio è stato successivamente confermato e reso definitivo da una pronuncia della Corte Costituzionale, che ha rimosso l’obbligo di utilizzare esclusivamente i termini “madre” e “padre”.

La decisione del Tribunale di Roma del 2022

La vicenda ha avuto origine dal ricorso di due madri che si erano opposte al rifiuto dell’ufficiale anagrafico di inserire la dicitura neutra “genitore” per entrambe sulla CIE del figlio. L’amministrazione comunale si basava su un decreto interministeriale del 2019 che imponeva l’uso esclusivo dei termini “madre” e “padre”. Il Tribunale di Roma, con la sentenza del 9 settembre 2022, ha accolto il ricorso, affermando che imporre una terminologia non corrispondente alla realtà familiare del minore rappresentava una violazione dei suoi diritti e un’attestazione non veritiera su un documento ufficiale.

I giudici hanno sottolineato che il termine “genitore” non si riferisce semplicemente al legame biologico, ma alla funzione di cura, responsabilità e affetto nei confronti del minore. Forzare l’indicazione di “padre” per una delle due madri sarebbe stato illogico e contrario al superiore interesse del bambino, che ha diritto a vedere rappresentata correttamente la propria identità familiare.

Il superamento del decreto “Madre e Padre”

Il decreto del 2019 aveva reintrodotto la dicitura “madre” e “padre” in sostituzione delle precedenti diciture “genitore 1” e “genitore 2”, creando notevoli difficoltà per le famiglie omogenitoriali. Questa normativa è stata oggetto di numerose critiche e ricorsi legali, poiché non teneva conto della pluralità dei modelli familiari riconosciuti dalla legge e dalla società.

La questione è stata risolta in via definitiva dalla Corte Costituzionale, che ha dichiarato l’illegittimità della norma che impediva l’uso del termine “genitore”. La Corte ha stabilito che la rigidità della formula “madre/padre” era discriminatoria e lesiva dell’identità del minore, in contrasto con i principi costituzionali e con la normativa europea sulla tutela della vita familiare e sulla libera circolazione delle persone.

Diritti e tutele per le famiglie omogenitoriali

La possibilità di indicare entrambi i genitori con la dicitura corretta sulla carta d’identità ha implicazioni pratiche fondamentali per la tutela dei minori e delle loro famiglie. Questa conquista garantisce diversi diritti essenziali:

  • Riconoscimento dell’identità del minore: Il bambino ha diritto a un documento che rispecchi fedelmente la sua realtà familiare, senza ambiguità o informazioni non veritiere.
  • Esercizio della responsabilità genitoriale: Entrambi i genitori possono esercitare pienamente i loro doveri e diritti in ogni contesto, come a scuola, in ospedale o con la pubblica amministrazione, senza dover fornire ulteriori spiegazioni.
  • Libera circolazione nell’Unione Europea: Un documento d’identità chiaro e corretto previene problemi burocratici e possibili discriminazioni durante i viaggi all’estero, garantendo il diritto alla libera circolazione.
  • Tutela contro la discriminazione: L’uso di una terminologia inclusiva contribuisce a normalizzare e a riconoscere pienamente tutte le forme di famiglia, contrastando pregiudizi e disparità di trattamento.

Questa evoluzione normativa e giurisprudenziale rappresenta un passo fondamentale per assicurare che la legge rifletta la società e protegga i diritti di tutti i cittadini, in particolare quelli dei più piccoli. La carta d’identità non è solo un documento di riconoscimento, ma un atto che certifica l’identità personale e familiare di un individuo.

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Di admin