Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale in materia di responsabilità medica: quando la causa di un danno alla salute non è chiara, l’onere di dimostrare il collegamento tra la condotta dei sanitari e il pregiudizio subito ricade interamente sul paziente. Questo significa che la semplice incertezza sulle origini di una complicanza post-operatoria può impedire il risarcimento se il paziente non fornisce prove concrete di una negligenza specifica.

L’onere della prova nella responsabilità medica

Nel campo della responsabilità sanitaria, la legge prevede una ripartizione precisa degli oneri probatori tra paziente e struttura sanitaria. Generalmente, il paziente che ritiene di aver subito un danno deve dimostrare due elementi fondamentali: l’esistenza del contratto di cura con la struttura (o il medico) e il danno subito (o l’aggravamento delle sue condizioni di salute). Deve inoltre allegare l’inadempimento qualificato del personale sanitario, ovvero indicare quale comportamento specifico ritiene sia stato negligente o imprudente.

A sua volta, la struttura sanitaria deve provare che la prestazione è stata eseguita in modo diligente e nel rispetto delle linee guida e delle buone pratiche cliniche (le cosiddette leges artis), oppure che il danno è stato causato da un evento imprevedibile e inevitabile, non riconducibile alla propria condotta. La sentenza in esame chiarisce però un punto cruciale: se la struttura sanitaria riesce a dimostrare di aver agito correttamente e la causa del danno rimane ignota, l’incertezza gioca a sfavore del paziente.

Il caso esaminato dalla Cassazione: ictus dopo un intervento

La vicenda analizzata dalla Suprema Corte riguarda un paziente che, dopo un intervento chirurgico, è stato colpito da un’embolia cerebrale che gli ha causato una paresi. L’uomo ha citato in giudizio l’azienda ospedaliera, sostenendo che l’ictus fosse una diretta conseguenza di un’errata esecuzione dell’intervento e di una carente assistenza post-operatoria.

Sia il Tribunale che la Corte d’Appello hanno respinto la richiesta di risarcimento. Le consulenze tecniche d’ufficio (CTU) disposte durante il processo hanno concluso che l’ictus non era attribuibile a manovre chirurgiche errate, ma rappresentava una complicanza imprevedibile e non evitabile. Inoltre, l’analisi del diario clinico ha confermato che l’assistenza fornita al paziente dopo l’operazione era stata adeguata e costante, senza che emergessero sintomi premonitori dell’evento ischemico.

La Cassazione ha confermato questa linea, sottolineando che, pur rimanendo incerta la causa scatenante dell’ictus, era stato provato il corretto operato dei medici. Di conseguenza, mancava la prova del nesso causale tra un presunto inadempimento dei sanitari e il danno subito dal paziente, prova che quest’ultimo avrebbe dovuto fornire.

Cosa significa per i pazienti: guida pratica

Questa pronuncia ha implicazioni pratiche significative per chiunque intenda avviare un’azione legale per malasanità. Un esito negativo di un trattamento medico o una complicanza inattesa non sono, di per sé, sufficienti a ottenere un risarcimento. È indispensabile costruire un caso solido basato su prove concrete.

Ecco gli elementi che un paziente deve essere in grado di dimostrare:

  • Il danno alla salute: È necessario provare, tramite documentazione medica e perizie, di aver subito un peggioramento fisico o psicologico.
  • La condotta negligente: Non basta lamentare un danno. Bisogna identificare un errore specifico commesso dal medico o dalla struttura: una diagnosi sbagliata, una procedura chirurgica eseguita male, una terapia inadeguata o un’omissione nell’assistenza.
  • Il nesso causale: Questo è l’elemento più critico. Il paziente deve dimostrare, con un criterio di “più probabile che non”, che è stato proprio quell’errore specifico a causare il danno. Se la causa del danno rimane sconosciuta, e i medici hanno seguito i protocolli, la richiesta di risarcimento rischia di essere respinta.

Per affrontare un percorso così complesso, è fondamentale affidarsi a professionisti esperti in materia di responsabilità sanitaria. La raccolta completa di tutta la documentazione clinica, a partire dalla cartella, e una valutazione preliminare da parte di un medico-legale di fiducia sono passi imprescindibili per capire se esistono i presupposti per un’azione legale.

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Di admin