Il danno da perdita di chance lavorative rappresenta una forma di pregiudizio che un lavoratore subisce quando, a causa di un comportamento illecito o di un inadempimento da parte di terzi, perde la possibilità concreta di ottenere un vantaggio professionale. Non si tratta della perdita di un risultato certo, ma della privazione di un’opportunità reale e apprezzabile di crescita, come una promozione o un nuovo impiego.

Cos’è il danno da perdita di chance e quando si applica

Questa tipologia di danno, elaborata dalla giurisprudenza, tutela il diritto del lavoratore a non vedere compromesse le proprie opportunità di sviluppo professionale a causa di azioni illegittime. La “chance” non è una mera speranza o un’aspettativa astratta, ma una possibilità concreta, con un significativo grado di probabilità di realizzarsi, che viene ingiustamente vanificata.

Il contesto lavorativo offre diversi esempi in cui può configurarsi un danno da perdita di chance. Le situazioni più comuni includono:

  • Mancata progressione di carriera: un dipendente con i requisiti necessari viene illegittimamente escluso da una promozione o da un avanzamento di livello.
  • Demansionamento o dequalificazione: l’assegnazione a mansioni inferiori impedisce al lavoratore di acquisire nuove competenze e di competere per ruoli più qualificati.
  • Esclusione da procedure di assunzione: un candidato viene escluso ingiustamente da un concorso o da una selezione, perdendo la possibilità di ottenere il posto di lavoro.
  • Reiterazione illegittima di contratti a termine: l’abuso di contratti a tempo determinato può impedire al lavoratore di cercare e trovare un’occupazione più stabile.
  • Danni fisici da sinistro: un incidente causato da terzi può compromettere le capacità fisiche o intellettuali di un professionista, precludendogli opportunità di carriera future.

Il danno non è solo di natura patrimoniale, legato al mancato guadagno. Esso tocca anche la sfera personale e professionale del lavoratore, limitando il suo diritto a realizzarsi attraverso il lavoro, un principio fondamentale tutelato dalla Costituzione.

La prova del danno: un onere per il lavoratore

Ottenere il risarcimento per la perdita di una chance lavorativa non è automatico. Il lavoratore che ritiene di aver subito questo pregiudizio ha l’onere di dimostrare in giudizio non solo l’illecito subito, ma anche la consistenza dell’opportunità persa. Non è sufficiente lamentare una generica possibilità mancata; è necessario fornire elementi concreti che attestino l’esistenza di una probabilità di successo apprezzabile e realistica.

Il giudice valuterà se, in assenza del comportamento illecito, il lavoratore avrebbe avuto serie e concrete possibilità di ottenere il vantaggio sperato. La prova può essere fornita anche attraverso presunzioni, basate su elementi oggettivi e logici. Ad esempio, un lavoratore che si candida per una promozione dovrà dimostrare di possedere tutti i requisiti richiesti, un’anzianità di servizio adeguata e magari valutazioni di performance positive, tali da rendere la sua promozione un’eventualità molto probabile.

È fondamentale distinguere il danno da perdita di chance dal danno esistenziale. Mentre il primo riguarda la perdita di una specifica opportunità professionale ed economica, il secondo attiene a un più ampio peggioramento della qualità della vita e delle abitudini personali.

Diritti, tutele e risarcimento per i consumatori

Se un lavoratore ritiene di aver perso un’opportunità professionale a causa di un’azione ingiusta, ha a disposizione strumenti di tutela per far valere i propri diritti. Il primo passo è raccogliere tutta la documentazione utile a sostenere la propria posizione, come contratti, comunicazioni aziendali, bandi di selezione, valutazioni delle performance e testimonianze.

Il risarcimento del danno non corrisponde all’intero vantaggio economico che si sarebbe ottenuto, ma viene calcolato dal giudice in via equitativa. Ciò significa che il magistrato stima il valore della possibilità perduta, tenendo conto del grado di probabilità che la chance aveva di concretizzarsi. Maggiore era la probabilità di successo, maggiore sarà la quota di risarcimento riconosciuta.

Un aspetto importante riguarda il trattamento fiscale delle somme ottenute. La giurisprudenza ha chiarito che il risarcimento per perdita di chance, non essendo una sostituzione di un reddito mancato (lucro cessante), ma un ristoro per la perdita di una possibilità, non è soggetto a tassazione. Questo perché non si sta reintegrando un guadagno certo, ma compensando un pregiudizio di natura diversa.

Affrontare una situazione di questo tipo richiede un’attenta valutazione legale per verificare la sussistenza dei presupposti e definire la strategia più efficace per ottenere il giusto risarcimento.

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Di admin