L’obbligo di un genitore di contribuire al mantenimento del figlio non cessa automaticamente con il compimento dei 18 anni, ma prosegue fino al raggiungimento dell’indipendenza economica. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha chiarito un aspetto fondamentale che riguarda i figli maggiorenni iscritti all’università, stabilendo che il diritto al mantenimento persiste se il ritardo negli studi è causato dall’inadempimento del genitore stesso, come il mancato pagamento delle tasse universitarie.
Il caso: la richiesta di revoca dell’assegno
La vicenda legale ha origine dalla richiesta di un padre di revocare l’assegno di mantenimento destinato al figlio maggiorenne. La motivazione principale era l’età adulta del figlio e il suo status di “fuori corso” all’università, considerato dal genitore come un segnale di scarso impegno e un pretesto per non cercare un’occupazione. Tuttavia, la situazione era più complessa: il figlio e la madre sostenevano che il ritardo accademico fosse una diretta conseguenza del comportamento del padre, che non aveva mai versato la sua quota per le tasse universitarie, come stabilito dagli accordi di separazione.
Nei primi due gradi di giudizio, le corti avevano dato ragione al padre, ritenendo che la madre avrebbe potuto anticipare le somme necessarie e che il figlio, data l’età, avrebbe dovuto attivarsi per rendersi autonomo. Questa interpretazione, però, è stata completamente ribaltata dalla Corte di Cassazione.
La decisione della Cassazione: l’onere della prova è del genitore
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32727/2022, ha stabilito un principio cruciale: non spetta al figlio o al genitore convivente dimostrare l’impossibilità di pagare le tasse universitarie. Al contrario, è il genitore che chiede la revoca dell’assegno a dover provare di aver sempre adempiuto ai propri obblighi economici. In altre parole, un genitore non può prima creare un ostacolo al percorso di studi del figlio, omettendo di contribuire alle spese, e poi usare il ritardo che ne consegue come giustificazione per interrompere il mantenimento.
Secondo la Corte, il diritto del figlio a essere supportato economicamente è strettamente legato al suo diritto di completare un percorso formativo che lo porti all’indipendenza. Se il genitore obbligato non fornisce i mezzi necessari, viene meno il presupposto su cui si basa la richiesta di revoca dell’assegno. Il ragionamento è lineare: non si può penalizzare il figlio per un ritardo di cui non è l’unico responsabile.
Diritti e doveri per genitori e figli maggiorenni
Questa sentenza offre importanti indicazioni pratiche per le famiglie separate con figli maggiorenni che studiano. È fondamentale comprendere quali sono i diritti e i doveri di ciascuna parte per evitare contenziosi e garantire il benessere dei figli.
- Obbligo di mantenimento: L’obbligo non ha una scadenza fissa legata all’età, ma è connesso a un progetto formativo e alla sua ragionevole durata. Il genitore è tenuto a contribuire fino a quando il figlio, pur impegnandosi, non raggiunge l’autosufficienza economica.
- Responsabilità del genitore: Il genitore non convivente deve contribuire attivamente alle spese necessarie per la formazione del figlio, incluse tasse universitarie, libri e altre necessità. L’inadempimento di questo dovere può invalidare una successiva richiesta di revoca del mantenimento.
- Impegno del figlio: Il diritto al mantenimento non è illimitato. Il figlio maggiorenne deve dimostrare un impegno concreto nel proprio percorso di studi o nella ricerca di un lavoro. Tuttavia, la valutazione di tale impegno deve tenere conto delle condizioni oggettive, inclusa la disponibilità delle risorse economiche fornite dai genitori.
- Onere della prova: In caso di controversia, spetta al genitore che vuole interrompere il versamento dell’assegno dimostrare che il figlio non ha più diritto al mantenimento, ad esempio perché ha terminato gli studi, ha trovato lavoro o ha mostrato un’ingiustificata inerzia.
La decisione della Cassazione rafforza la tutela dei figli maggiorenni non ancora indipendenti, sottolineando che il percorso verso l’autonomia deve essere concretamente supportato dai genitori. Un genitore non può sottrarsi ai propri doveri e poi addossare al figlio le conseguenze del proprio inadempimento.
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